Hanoi, antiche leggende e motorini

Ponte rosso

I motorini, come moderni sciami di insetti, invadono ogni strada, fanno sentire lo spettatore come in una centrifuga, attento a dove mette i piedi al di sotto dei marciapiedi. Attraversare è un’impresa. Bisogna avere pazienza e un pizzico di sprezzo del pericolo. Le migliaia di due ruote sono le prime impressioni che fornisce Hanoi, la prima caratteristica con cui dover fare i conti ambientandosi. Un tempo ormai lontano al loro posto c’erano le biciclette, oggi se ne vede
ancora qualcuna, sporadica e quasi sperduta, nel traffico veloce e tentacolare della capitale politica del Vietnam. Eppure basta lasciare le arterie affollate dai motorini, girare gli angoli, andare a scoprire i luoghi più antichi e Hanoi cambia volto. Torna ad essere una città ammantata da suggestione, d’atmosfere quasi mistiche, lontane e magiche.

Adagiata sulla sponda del fiume Rosso, che, nel corso dei secoli tra alluvioni e cambi di percorso, ha creato diversi laghi e isolette, Hanoi si presenta con un’impronta coloniale francese, con i palazzi e i viali che nonostante i bombardamenti subiti sono ancora in buone condizioni, e con un’anima ancestrale fondata sulla cultura, la storia e le tradizioni. Per scoprire questo aspetto, basta andarlo a cercare lontano dal caos quotidiano.

Come a Hoàn Kiem, il lago della spada restituita: dal nome fortemente evocativo, al centro della città, raggiungibile con il particolare ponte rosso e con al centro un’isoletta con una pagoda e su un’altra con una torre. Secondo la leggenda, agli inizi del 1428 il pescatore Le Loi stava navigando quando una grossa tartaruga dorata apparve in superficie e gli consegnò una spada dai grandi poteri, dono del Dio del lago, il dragone Lac Long Quan: con quella preziosa arma, il neo imperatore del Viet Nam potè combattere e vincere una rivolta contro i cinesi invasori e rendere libero il suo popolo. Una volta compiuta la missione, Le Loi gettò la lama di nuovo nell’acqua, per ridarla al Dio. Da allora questo divenne il lago della spada restituita e il racconto è entrato di diritto in tutta la tradizione vietnamita, ancora oggi viene rievocato negli spettacoli dell’antica arte delle marionette nell’acqua, alcuni dei quali si svolgono al teatro sul grande viale, proprio di fronte al lago. Una leggenda che si basa sulla realtà, perché queste acque sono sempre state abitate da tartarughe, alcune delle quali a guscio molle e a rischio estinzione, mentre una di esse, tra le più grandi, fu uccisa dai bombardamenti americani e ora riposa mummificata in un angolo del tempio, a memoria eterna della leggenda di Hoàn Kiem.

Le tartarughe sono una costante di tutta la tradizione vietnamita, simboli di longevità e di saggezza. Si trovano anche, scolpite nelle pietre e con in groppa tutto il peso della sapienza, in un altro angolo di pace di Hanoi: Van Mieu, il tempio della letteratura. Costruito nel 1070 in onore di Confucio, ospitò la prima Università del Vietnam per 700 anni: ancora adesso gli studenti vengono qui a celebrare la loro laurea nei giardini e strofinano le teste delle tartarughe di pietra come gesto di buon auspicio.
Circondato da un muro di mattoni, il tempio è composto da una serie di aiuole curatissime, un piccolo laghetto e diverse costruzioni con i cortili. All’interno della sala principale, ci sono le statue di Confucio, rara nel Vietnam buddista, e dei suoi discepoli, mentre la “costellazione della letteratura” è una serie di lastre di pietra con su inciso tutti i nomi degli antichi studenti eccellenti, collocate poi sul carapace delle tartarughe in fila, una accanto all’altra.
Come il Tempio della Letteratura, anche la Pagoda di un pilastro porta con sé antiche credenze e suggestioni.

E’ un piccolo tempio buddista del XI secolo, costruito come se fosse un fiore di loto su una colonna di pietra, circondata da un giardino e dal solito laghetto: si dice che pregare qui porti alle famiglie la benedizione di molti figli. La curiosa pagoda si trova proprio alle spalle dell’Hanoi moderna dominata dal Mausoleo di Ho Chi Minh, un’imponente e grigia costruzione con
colonne davanti ad una larga piazza per le sfilate e i cortei. Ma come sempre basta guardarsi attorno e le sorprese sono in attesa: in questo caso, lasciato il Mausoleo alle spalle, c’è la piccola casa del leader, diventata museo. Ho Chi Minh aveva a disposizione il palazzo presidenziale, ma non amava vivere in quelle stanze enormi e si fece costruire questa dimora semplice, in legno. Nel grande giardino, dove il leader ha fatto piantare gli alberi da frutto, c’è un vasto lago con le carpe che ogni giorno egli sfamava con le briciole di pane. Il tutto è ammantato da un atmosfera di serenità. Un’altra oasi di pace prima di rimettersi nel traffico e tentare di schivare i motorini di Hanoi.

Foto di Sonia Anselmo

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