DMZ, le speranze volano al confine delle due Corea

Le bandierine sventolano sul filo spinato, alla DMZ, da una parte la Corea del Sud, dall’altra quella del Nord. Sembrano un emblema di pace, di voglia di serenità e soprattutto di unificazione.

Quasi 250 chilometri sul parallelo 38 che hanno cambiato il mondo, un confine tracciato per decisione umana, in seguito al cessate il fuoco alla fine della Guerra nel 1953, una terra di nessuno dove la natura si è ripresa a forza il suo posto in poco più di sessanta anni. La DMZ, la zona demilitarizzata tra le due Corea, è un luogo strano.

Gli alberi, i cespugli, le risaie piene di garzette e aironi, molti animali a rischio estinzione si sono riappropriati del territorio, rendendolo un habitat incontaminato da preservare. Con i pericoli del caso: impossibile muoversi fuori dai tracciati, si rischia di incappare in una delle innumerevoli mine che non sono state ancora rese innocue.

Al posto di blocco prima di entrare nella DMZ, i militari fanno controlli attenti ai bus dei turisti, che devono arrivare qui solo con escursioni organizzate con guide autorizzate, guardano il passaporto e se qualcosa non va sono pronti a rispedire indietro i visitatori.

Gli eletti che vengono ammessi alla DMZ si trovano davanti l’inaspettato. Dalla parte della Corea del Sud questa terra cuscinetto è stata trasformata in business, in meta turistica, un po’ Disneyland, un po’ messa in scena di una brama di pace, di normalità, di dimenticare il passato, la guerra, i morti. Qualche chilometro più in là ci sono i missili e le minacce.

Ma i coreani non sembrano farci caso, non hanno paura, anzi sono sicuri che qualcosa cambierà presto, che l’unificazione agognata sia in arrivo. La recente visita del presidente americano Trump, proprio qui sulla DMZ, e la stretta di mano con Kim Jong-un e il passaggio sul confine fanno ben sperare.

Intanto chi visita la DMZ da parte sudcoreana viene travolto da un’atmosfera festosa che nasconde nelle
pieghe della memoria i dolori, i drammi, il terrore. Così la prima tappa di un giro turistico sulla DMZ
è ai binari spenti di una vecchia ferrovia che collegava il nord con il sud, sul Ponte della Libertà.

Un vagone crivellato di colpi di mitragliatrice fa da muto memento. Tutto intorno la gente si affolla per una foto, le strisce votive di stoffa colorata danno un tocco di gioia mentre si muovono nella brezza su un ipotetico muro di divisione, poco oltre le bandiere della Corea del Sud si stagliano contro il filo spinato.

E poi un negozio di souvenir con magliette e magneti sulla DMZ, un laghetto con padiglioni in stile antico, un edificio con ristoranti, caffè, mercatini, poco oltre un parco giochi per bambini e giardino per i pic nic molto frequentato. Non mancano nemmeno le statuette di pupazzi che in Corea si trovano ad ogni angolo: qui sono stati trasformati in due soldati, un ragazzo e una ragazza.

La seconda meta di questo giro della DMZ è meno appariscente. Una grande salita arricchita da foto delle bellezze
architettoniche e naturali della Corea porta all’osservatorio Dora. Su questo terrazzo con vista a 360 gradi
l’occhio si perde oltre il confine segnato, tra montagne, campi e il villaggio nordcoreano di Kijongdong . Due bandiere, quella del Sud e quella del Nord, sono innalzate una davanti l’altra, quasi a fronteggiarsi in una sfida silenziosa.

Sulla terrazza i giovani soldati coreani in libera uscita sono pronti a farsi i selfie con i turisti, mentre le loro mamme e fidanzate li guardano con amore.

Stessa scena festosa alla terza tappa della DMZ, quella che lascia ancora di più in mente l’idea di Disneyland. Qui ci si può addentrare, con tanto di elmetto in testa, in uno dei tunnel scavati negli anni dai coreani del Nord per avere la possibilità di invadere il Paese opposto e arrivare a Seul indisturbati. Fu un operaio che scappando verso il Sud rivelò la presenza della galleria, la terza di quattro scoperte, oggi trasformata in un’attrazione per non claustrofobici.

Sull’enorme piazzale della Pace poi si alternano una sorta di museo sulla guerra, uno splendido giardino in stile giapponese con uno stagno con le carpe e le ninfee, una fontana, la scritta colorata DMZ a lettere cubitali dove è di rigore fare una foto, persino l’entrata di un finto tunnel con due sagome di cartone di soldati di guardia e un trenino che porta a fare il giro nel sottosuolo, come nei parchi giochi.

In mezzo un grande mappamondo spaccato in due e sostenuto da persone in bronzo: tutti vogliono farsi una foto tra le due metà oppure vicino alle statue nella stessa posizione. Senza nemmeno pensare che questa opera è l’emblema vero della DMZ, che mette in scena la spaccatura di un Paese e la voglia di unificare il mondo anche con le spinte della gente.

Stessa concezione dell’abbraccio pacifico che emerge dalla forma della stazione ferroviaria Dorasan, aperta nel 1906 e chiusa per la guerra, ricostruita nel 2007 per consentire il passaggio di treni merci, rimasta inutilizzata subito dopo.

Una cattedrale nel deserto, lucida e perfetta, dove si auspica partano i treni che collegheranno Seul a Pyongyang con tanto di biglietteria, tabellone di annunci, banco informazioni, l’inevitabile negozio di souvenir tra magliette, berretti militari e liquori al gingseng.

Nel grande atrio si rincorrono le foto dei politici che si sono incontrati qui per intavolare discorsi di pace e rendere le speranze più vive: le immagini del presidente sudcoreano Moon Jae-in con Kim Jong-un, le loro mogli insieme, una copia del discorso di Bush. Chissà magari le prossime esposizioni riguarderanno lo storico
passaggio di confine fatto da Trump. Intanto, la Dmz continua a sventolare bandiere, ad attirare turisti e ad alimentare le speranze di unificazione.

Come arrivare: la Corea è più vicina all’Italia di quanto si immagini. Asiana Airlines collega Roma e Venezia a Seoul con più voli diretti alla settimana, tutti effettuati con aeromobili comodi persino in economy class. Info https://flyasiana.com/
Per visitare la DMZ è necessario partecipare alle escursioni autorizzate proposte dalle agenzie di viaggio e tour operator.

Info: www.visitkorea.or.kr
In collaborazione con www.megatour.it e flyasiana.com
Foto di Sonia Anselmo e dreamstime.com

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