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Città Proibita, arte e storia nel cuore di Pechino

Il leone Shishi sta lì fermo a fare la guardia e ad osservare da secoli il via vai della Città Proibita. Prima solo gli Imperatori e la loro corte, ora milioni di visitatori che rendono affollato persino uno spazio largo come questo, una vera città nella città di Pechino.

Gli ingressi quotidiani arrivano fino a 80 mila, anche se negli ultimi tempi con la prenotazione obbligatoria sono stati diminuiti per far apprezzare una visita migliore. Qualche decade fa si entrava nel primo cortile attraverso la Porta del Meriggio o Meridiana, sul lato sud che dà su piazza Tiananmen, oggi, per facilitare i controlli di sicurezza, l’avvicinamento è paradossalmente più romantico e suggestivo, più in linea con il complesso di palazzi imperiali: si costeggiano le mura alte 10 metri e il canale con i grandi salici che scendono a sfiorare l’acqua e le ragazze in costume tipico in posa, per poi passare per la Porta e ritrovarsi dopo alla Corte Esterna.

Basta questo per lasciare il presente ed essere catapultati nella magia antica, nelle meraviglie architettoniche, nella vastità dello spazio, nel simbolismo evocativo. La Città Proibita è qualche cosa che leva il fiato nella sua totalità, nel complesso di quasi mille edifici dai tetti spioventi, dai decori raffinati e dai nomi coinvolgenti. E’ l’essenza stessa dell’antica Cina e della sua tradizione millenaria che sembra andare in scena.

L’occhio si perde nel guardare intorno: i marmi bianchi, i ponticelli del Ruscello delle Acque d’Oro, le grondaie a forma di drago, dalle cui bocche scorre l’acqua piovana (avrebbero dovuto essere mille, ma in realtà sono 1246), i magazzini imperiali che ospitano sete, gioielli, porcellane
e oggetti appartenuti alle due dinastie che hanno vissuto nella Città Proibita, i bracieri
che profumano di sandalo e altre essenze. E questo solo nel primo cortile.

Normale che vengano alla mente le scene del film “L’Ultimo Imperatore”, il primo ad essere girato tra queste testimonianze storiche, ma anche la pompa e la maestosità della corte
cinese, così riservata verso l’esterno. La Città Proibita è stata per quasi 500 anni esclusiva abitazione dell’Imperatore, per questo l’aggettivo nel nome, perché erano ammessi
solo i membri della casa reale, nessuno poteva entrare senza l’esplicito permesso del sovrano, in modo da garantire la massima protezione e il maggior segreto possibile.

Sicuramente oggi può sembrare una gabbia dorata, ma la vastità, oltre 720 mila metri quadri,
la rende meno opprimente. Costruita tra il 1406 e il 1420 per volere dell’Imperatore Youg Le che trasferì la capitale da Nanchino a Pechino, impiegò di più un milione di lavoratori, muratori, carpentieri e artigiani, straordinari maestri dello scalpello e della manualità che hanno lasciato oggi un’eredità unica, nello splendore che circonda chi visita la Città Proibita.

Fu realizzata secondo i principi del feng shui, tutto in legno e senza usare chiodi che avrebbero contaminato l’armonia del complesso, sull’asse Nord-Sud per dimostrare che la residenza doveva essere al centro dell’Universo, visto che l’Imperatore era il figlio del Cielo: infatti, tutte le porte principali si trovano su questa linea della vecchia Pechino e dividono anche il complesso a metà. Questo necessitò la creazione del fossato, quello che si costeggia per entrare, e di una collina sul punto più alto del centro di Pechino, che si vede all’uscita della visita, utile per riparare i palazzi imperiali dal vento, oltre a garantire ancora la sicurezza e la riservatezza.

In origine si chiamava “Città Proibita Viola”, perché fu voluta come riproduzione del Palazzo Viola, che secondo la tradizione cinese era la dimora del Dio del Cielo: in antichità si credeva che l’Imperatore fosse il figlio del Cielo e questo è anche uno dei motivi per cui la gente comune non poteva accedere al luogo.

Fino al 1912, la Città Proibita ospitò 24 imperatori, 14 della Dinastia Ming e 10 della Qing,
ognuno dei quali lasciò il suo segno nei palazzi. Oggi andando a cercare le loro tracce si
rimane stupiti dai cortili che si incastrano uno con l’altro, dai passaggi, dalle porte,
dai tetti spioventi dalle tegole in giallo, colore che potevano usare solo gli Imperatori Ming e Qing, mentre i muri, le colonne, le porte e le finestre sono dipinte in rosso, simbolo di felicità e buona fortuna, e i decori sono in azzurro, segno di immortalità e longevità, e in verde, per l’armonia e la prosperità.

Inoltre, i tetti riportano alle estremità una curiosa sfilata di personaggi e animali:
a seconda dell’importanza del palazzo aumentano di numero e rappresentano draghi, leoni, fenici e dignitari.

Ci sono tanti simbolismi, e misteri ancora da svelare, nella Città Proibita. Nella scelta delle sfumature cromatiche, dei materiali, degli animali rappresentati. I draghi, emblema dell’Imperatore, sbuffanti scolpiti nel marmo bianco nelle discese dove il sovrano si muoveva con la portantina, i leoni Shishi, ovvero guardiani e protettori degli ingressi, ancora oggi messi a sicurezza del luogo, il maschio a destra con una sfera tra le zampe e la femmina a sinistra con un cucciolo, le tartarughe-drago, simbolo di longevità, trasformate in bracieri di bronzo e che accolgono sulle rampe di accesso i visitatori alla Corte interna, le gru e le fenici, allegoria delle imperatrici.

E poi i nomi stessi dei palazzi e delle sale, così evocativi, così suggestivi, così cinesi.
Come nella corte esterna il Palazzo della Suprema Armonia, il più grande e il più importante della Città Proibita che contiene il Trono del Drago, il Palazzo dell’Armonia Centrale, dove il sovrano si concentrava prima dei grandi eventi, e il Palazzo della Preservazione dell’Armonia, usato per i banchetti.

Tramite la Porta della Purezza Celeste si accede alla Corte Interna. Anche qui tre strutture principali: il Palazzo della Purezza Celeste, dove l’Imperatore dormiva, il Palazzo della Grande Unione, dove erano custoditi i sigilli, e il Palazzo della Tranquillità terrena, per l’Imperatrice. Dietro di essi ci sono sei edifici orientali e sei occidentali, nei quali il sovrano si dedicava gli affari quotidiani e dove vivevano le concubine. Oggi sono sale espositivi in cui ammirare molti cimeli preziosi. Ci sono più di un milione di opere d’arte nelle collezioni del Museo del Palazzo, tra cui ceramiche, lacche, dipinti, giade e bronzi.

Anche gli altri edifici, meno visitati, ma sempre affascinanti hanno nomi coinvolgenti: come
il Palazzo del Nutrimento dello Spirito, l’abitazione reale e l’ufficio dell’Imperatore, o come la Sala della Profondità Letteraria, l’unico edificio coperto da un tetto verde e che era la biblioteca reale.

Alla fine, il giardino imperiale sembra un luogo nascosto e rivela ì padiglioni, terrazze, rocce e al centro il Tempio della Tranquillità Imperiale. Da qui la Porta del Valore Spirituale conduce
all’esterno, con la vista della collina Jingshan e il suo parco.

Si esce così dalla Città Proibita inebriati da tanta meraviglia, arte, architettura, tradizione.
Un angolo eterno di fascino, dove i secoli e le figure storiche si avvolgono su se stessi, lasciando un ricordo, scavando un punto nel cuore di ognuno delle migliaia di visitatori, che rimane con la sensazione di non aver mai visto abbastanza, di non aver colto proprio tutti i segreti e quello che gli Imperatori tenevano celati ai comuni mortali.

Info:
www.turismocinese.it

Foto di Sonia Anselmo e Silvia Marchini

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