Cappadocia, tra favola e realtà

Come i famosi Comignoli delle fate, chiamati così perchè gli abitanti pensavano fossero i camini di creature fatate che vivevano sotto terra.  Questi spuntoni di roccia vulcanica saranno pure i più fotografati della zona, con i loro “cappelli”, ma sono solo una delle tipiche formazioni di tufo: ci sono anche quelli allungati, vagamente fallici, quelli con il piedistallo, quelli a fungo e quelli a cono. Tanti “disegni” che inducono il visitatore a trovare delle somiglianze: c’è quello che sembra una foca, quello che ricorda un uomo e via dicendo. Tutto stimola la fantasia. In questa parte dell’Anatolia centrale prevale un’atmosfera misteriosa e storica: ci si inchina alla prodigiosità della natura che nei millenni ha trasformato il paesaggio. Chissà come vivevano gli Ittiti, il popolo che abitava qui millenni fa, e che ha dato il nome alla Cappadocia: letteralmente “terra di bellissimi cavalli”. Ora di meraviglioso c’è tanto altro. Come il villaggio di Uçhisar, dominato da case scavate nella roccia.

Come Urgrup, luogo ideale per partire alla scoperta della regione, noto per un particolare vino e centro di un mercato settimanale vivace. Come Derinkuyu e le sue 36 città sotteranee: lunghi tunnel, alcuni dei quali visitabili, dove riuscivano a vivere ben 20mila persone, tra abitazioni, stalle, pozzi, chiese e magazzini. Come Zelve e le sue valli profonde dove ci si può arrampicare per visitare caverne abitate in tempi remoti da monaci ed eremiti. O l’incantevole museo a cielo aperto di Goreme: nella sua valle troverete la più grande concentrazione di cappelle e monasteri scavati nella roccia di tutta la Cappadocia.

Le trenta e passa chiese di Goreme risalgono al IX Secolo, sono state costruite nel soffice tufo vulcanico e alcune, come la Chiesa di Tokali, hanno affreschi bizantini con scene dell’Antico e Nuovo Testamento, della vita di Cristo e dei Santi. La valle di Goreme è Patrimonio dell’umanità secondo l’Unesco, giustamente. Tra i luoghi magici, c’è anche Kaymakli, seconda città sotterranea per importanza, tuttora abitata, e la “Valle dei piccioni” con “nidi” scavati nella roccia per attirare gli uccelli. Per una visita particolare della Cappadocia  si può cavalcare un cammello oppure salire sulle mongolfiere che all’alba e al tramonto si innalzano nella zona. In più, questa è una regione fertile con le sue albicocche, l’uva, le ciliegie e i ceci, e caratterizzata dall’artigianato, come la tessitura dei tappeti o la produzione di vasellame decorativo.

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