Bukhara, la città sacra sulla Via della Seta

Gli sposi si fanno immortalare davanti alla madrasa Nadir Divanbegi, il bianco abbagliante del largo vestito e il blu delle maioliche, con gli uccelli mitologici, in contrasto. Poco lontano la statua di Khodja Nasriddin, detto Afandi, il popolare personaggio delle storielle uzbeke, è circondato da bambini che vogliono farsi fotografare in groppa al mulo. Scene di un pomeriggio di primavera qualsiasi a Bukhara, città sacra, antica e magica sulla via della Seta.

Se il nome, un po’ come Samarcanda, evoca favole da mille e una notte e rotte di commerci preziosi, oltre ai tipici
tappeti, il centro di pietra crema, tra stradine e larghi spiazzi, è molto vivo e frequentato.

Ad esempio nei giardini intorno al laghetto davanti alla Madrasa blu Divanbegi si accalcano bimbi, anziane signore
con il foulard, ragazze truccate e ben vestite, giovani con i telefoni in mano e all’orecchio. E’ una cacofonia
di suoni, allegria e risate, che accoglie il visitatore, mentre la sera il ristorante sulle rive diventa
una discoteca a cielo aperto dove gruppi di uomini, prima, e di donne, poi, ballano danze tradizionali e ritmi
contemporanei. Il tutto condito con tanta gioia di vivere e il calore tipico dell’accoglienza dell’Uzbekistan.

Bukhara risplende di vivacità e di colori: il crema delle pietre con cui sono stati fatti gli edifici, che
si scaldano al sole diventando quasi rosa, il blu accecante delle maioliche che adornano qualsiasi cosa, il
rosso scuro dei tappetti, il giallo, l’arancio, l’azzurro e il verde sgargianti che emergono dalle ceramiche
e dai tessuti tradizionali, sistemati bene davanti alle botteghe.

Non c’è spazio per il grigio, a Bukhara. Un po’ come l’Uzbekistan che è una terra a tinte forti, accese,
appassionate. Così l’antica città ammalia e seduce.

Si gira a piedi e si inizia dal  Mausoleo di Ismail Samani (Isma‘il Sam‘an), fondatore della dinastia dei Samanidi, una delle ultime di origine persiana a governare l’Asia centrale e che aveva scelto proprio Bukhara come centro del regno. E’ un gioiello architettonico, che fonde motivi islamici con altri zorastriani, immerso in un parco con le rose in boccio, e lascia senza fiato per l’apparente semplicità.

Costruito nel 905, sembra avere un delicato merletto fatto di mattoni di terracotta per decorazione sui quattro lati, dove un tempo c’erano altrettante porte per far entrare i pellegrini. Anche l’interno, sotto la preziosa cupola, è tutto un incastro ricamato di mattoni.

Poco lontano, un altro mausoleo, quello Chasma Ayub, è stato costruito tra il XII e il XVI secolo sopra una sorgente, che la leggenda vuole fatta emergere da Giobbe, quando qui esisteva un palazzo estivo per gli emiri della città.

Una breve passeggiata conduce alla moschea Bolo Khauz, che significa vicino al laghetto. E infatti, c’è un piccolo specchio d’acqua, che racconta una brutta storia del passato, fatta di microbi letali per chi veniva a bere. Oggi è un rilassante bacino, proprio sotto al minareto con le ceramiche turchesi, mentre la Moschea, risalente al Settecento, ha una serie di colonne di legno dipinte e il soffitto intarsiato.

Proprio di fronte, inizia il centro storico vero e proprio di Bukhara, con la fortezza Ark e le mura. Un cammello viene tenuto in posa davanti all’entrata per ricordare che questa è pur sempre la via della Seta. Una piccola salita conduce all’interno della fortezza, risalente al V secolo. Ha un impatto e ha avuto uno scopo militare, serviva a difesa ed era occupata dai governanti locali e dai loro cortigiani.

Un tempo è servita anche come prigione, come si nota dalle minuscole celle che si ammirano salendo, ma oggi è un insieme di palazzi, che ospitano musei, cortili con le bancarelle di venditori di tessuti ricamati o di pittori che ritraggono scene esotiche o tradizionali, oltre ad animali. Ci sono anche alcune terrazze dove affacciarsi per ammirare Bukhara, anche se la città si apprezza di più camminando, vedendola dal basso.

E infatti, una volta usciti dalla fortezza, si riprende la strada verso altre meraviglie come il sacro complesso
Poi Kalon, con il minareto, che era talmente imponente che fu risparmiato dalla furia distruttrice di Gengis Khan,
la moschea dalla cupola che sembra intinta nell’azzurro e con al centro del cortile un gelso secolare, e la madrasa.

Le bellezze di Bukhara non sono certo finite qui. La madrasa (scuola coranica) Abdoullaziz Khan ricoperta di piastrelle gialle e blu, quella di Ulugbek proprio dirimpettaia, considerata la più antica dell’Asia centrale, la piccola moschea oggi museo dell’artigianato, la Divanbegi, la madrasa sulla piazza, un tempo caravanserraglio e con decorazioni di uccelli, due agnelli e un sole dal volto umano.

E’ quella più amata dai bambini, dai visitatori e dagli sposi che vengono qui a farsi fotografare, attratti anche loro dalla simpatica statua di Afandi, o meglio Khodja Nasriddin, il più famoso personaggio di storielle
buffe e barzellette dell’Uzbekistan. Pare fosse un saggio un po’ speciale, vissuto ai tempi di Tamerlano, a cui piaceva molto viaggiare in tutta l’Asia, dalla Turchia all’India, diventando popolare per tutta la cultura islamica. A Bukhara, in groppa al suo mulo, sembra salutare i tanti che vogliono farsi un selfie con lui, magnanimo e un po’ irriverente.

Mentre il sole cala e rende la pietra dei monumenti rosata, i bazar coperti e i tantissimi banchi ai bordi delle vie e sotto i portici si ravvivano di colori e mercanzie: dalle ceramiche ai tappeti, dai tessuti per abiti alle tovaglie ricamante, fino alle forbici con il manico a forma di cicogna, uccello simbolo di pace in Uzbekistan
che immortalano anche su finti nidi sui tetti, come buon auspicio.

Bukhara rinnova così ogni giorno la sua vocazione al commercio: fiorente centro sulla via della Seta, che ospitò per alcuni anni nel Duecento gli zii di Marco Polo, Niccolò e Matteo, oltre che città sacra tra moschee e mausolei, incanta con la sua bellezza elegante ed eterna.

Info: MEGATOUR S.R.L.
4, Via Della Motomeccanica – 00071 Pomezia (RM) Tel: 06/97849016

https://www.karavan-travel.com/it/

In collaborazione con MEGATOUR S.R.L.

Foto di Sonia Anselmo

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