Backwaters, piccolo mondo antico d’acqua nel Kerala

E’ tutto verde in questo angolo di India. Tutte coltivazioni, i monti terrazzati e le valli nascoste dalla nebbia alla mattina  sono tutti per il tè, prodotto nazionale d’esportazione, proposto in mille varianti al dettaglio: allo zenzero, al cacao, al cardamomo, verde, bianco, nero. Di tutto, basta che sia tè.

Il Kerala è anche spiagge lunghe e bianche, ricercate dai turisti occidentali che vengono a cavalcare le onde, a dare la caccia ai granchi, a prendere il sole, o a rilassarsi. Terra ideale, questa, proprio per il relax. Qui affondano le origini due filosofie millenarie indiane che fanno bene al corpo e allo spirito: l’ayurveda, l’antica terapia olistica che usa erbe per recuperare la salute e il benessere, e lo yoga, disciplina fisica e mentale alla ricerca dell’equilibrio interiore.

Dovunque in Kerala, anche nei perduti paesini tra le piantagioni, ci sono centri di massaggi ayurvedici e ritrovi per praticare yoga. Ma è a Kochi che si concentrano le attività e le scuole per le due pratiche. La principale città dello Stato è uno dei porti marittimi più importanti dell’India. Chiamata “la regina del mare arabico”, fu un centro commerciale per le spezie sin da epoche lontanissime e tuttora è molto attiva in questo senso. Conosciuta già dai tempi dei romani e dei greci, mercato di scambio con ebrei, arabi e cinesi, fu occupata, prima colonia europea in India, nel 1503 dai portoghesi, a cui si successero gli olandesi e gli inglesi.

Tutti questi popoli e contatti hanno lasciato un’eredità tangibile e resistente: i palazzi, i viali trafficati, le chiese (come quella di San Francesco che ospitò per anni le spoglie del navigatore Vasco Da Gama) hanno un’impronta coloniale, anche se oggi è una delle città più tecnologiche del subcontinente, nonostante le baraccopoli non manchino.

Kochi, con la sua passeggiata sul mare situata proprio dietro al forte, dove è facile incontrare pescatori che usano ancora la cheena vala, una sorta di rete da pesca tipicamente cinese, mentre gatti magrissimi si contendono gli scarti e le capre si arrampicano ai piccoli magazzini in riva, è la porta del Kerala ma soprattutto di quel mondo particolare che è caratterizzato dalle Backwaters. Alle spalle del mare fino quasi ai confini con lo stato del Tamil Nadu, si estende un vasto labirinto di acqua: lagune, fiumi, canali, laghi. Sono più di 900 km di strade d’acqua, intervallate da piccoli villaggi costruiti sulle rive, da piantagioni di riso sulle sponde, da palafitte abitate da pescatori e coltivatori.

C’è addirittura un’autostrada d’acqua: la National Waterway n.3, un vero proprio canale preferenziale per il traffico di barche e natanti che parte da Kollam e arriva a Kottapuram, coprendo 205 km. Le Backwaters sono un ecosistema unico: l’acqua fresca dei fiumi incontra quella salata proveniente dal Mar Arabico e ospita centinaia di specie animali e vegetali.

Lungo “l’autostrada” è facile vedere gli aironi fermi immobili su piccoli assembramenti di vegetazione, i cormorani con le nere ali ad asciugare al sole o a “litigare” per un ramo delle tantissime palme che crescono sulle sponde. Ci sono anche rane, granchi, tartarughe e tantissimi altri animali, più difficili da notare degli uccelli, che accompagnano il turista nella visita su una delle tante imbarcazioni. Si incrociano barche di ogni genere: quelle dei pescatori che riparano le reti, quelle che accompagnano i bambini a scuola nei villaggi vicini, quelle cariche fino all’estremo di sacchi di riso e altri prodotti agricoli, che vengono portati a Kottapuram e da lì a Kochi.

Non  mancano, poi, di attirare l’attenzione le Kettuvalloms: grandi e confortevoli houseboat, alcune dotate anche di aria condizionata. Si possono affittare per una gita o per un soggiorno in laguna o soltanto per una cena con musica per qualche ricorrenza. Sembrano le uniche concessioni alla realtà degli anni Duemila: per il resto questo paradiso sembra un piccolo mondo antico fuori da ogni epoca.

Info: www.keralatourism.org

Foto di Sonia Anselmo

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