Vigneti del Sudafrica, natura, relax e degustazioni

I grappoli sono ancora piccoli, mentre la primavera australe si tinge del lilla delle jacarande e del rosso dell’albero corallo in fiore. La zona dei vigneti del Sudafrica è un trionfo di colori e meraviglia.

A 80 chilometri da Cape Town (in auto, non esistono collegamenti pubblici) lo sguardo si perde nel verde continuo delle viti, con qualche macchia di tinte diverse, come le coltivazioni di fragole.

E’ un panorama suggestivo, con le colline a poca distanza. Qui nascono i famosi vini sudafricani e ci sono circa 700 aziende, dove poter degustare, mangiare, passeggiare, anche andare a cavallo. In molte cantine, si può soggiornare, seguire corsi sul vino, fare pic nic sotto i grappoli d’uva
e passare qualche giorno in mezzo ai vigneti del Sudafrica.

I filari perfetti accompagnano il visitatore ai lati delle strade, ogni tanto si apre un cancello con un sentiero verso una cantina o un’azienda agricola. Fino ad arrivare a Stellenbosch, il principale centro della zona dei vigneti del Sudafrica.

Una città affascinante, con una famosa università in Afrikaans, la lingua dei discendenti dei coloni, contadini, olandesi. E un po’ di Olanda è rimasta tra le vie con le querce e le case in Cape Dutch Style, ovvero nello stile appunto olandese di Cape Town: dipinte di bianco, ricche di elaborati fregi e volute sui balconi e sulle inferriate, con il patio, molti fiori o piccoli giardinetti curati.

Tante le caratteristiche di Stellenboch, che deve il suo nome all’ex governatore del Capo, Simon van der Stel, che nel 1679 creò il primo insediamento. Una di queste curiosità è il più antico negozio del Sudafrica: un emporio del 1904 che vende di tutto, dalla carne secca che amavano
i boeri e le caramelle e cioccolate tipicamente olandesi ai vestiti d’epoca. L’interno è come fare un tuffo ad un secolo fa, tutto è rimasto uguale tra gli scaffali e le varie stanze, si possono comprare tè, marmellate, souvenir vari, magneti, tisane con erbe locali, cappelli e quant’altro.
Con un’atmosfera che lo fa sembrare un negozio di frontiera, magari del vecchio west americano, anche se si trova nella zona dei vigneti del Sudafrica.

A Stellenbosch, poi, si svolgono parecchi eventi, manifestazioni e festival, durante tutto l’anno, spesso legati all’enologia, ma anche il Woordfees (Word Festival), un appuntamento annuale in lingua Afrikaans con molti scrittori e poeti, oltre a corsi, laboratori e quant’altro.

La città è considerata, insieme alla vicina Paarl, la capitale del vino. Il clima mite, quasi mediterraneo, e il panorama di colline, l’ha resa una zona ideale per le viti.

La prima vigna venne piantata nel 1655 dal primo governatore Jan van Riebeek, mentre altri coloni si dedicavano a diverse colture come quella delle fragole, oggi molto proficua e alternata all’uva: il primo vino sudafricano venne prodotto il 2 febbraio 1659.

Nonostante questo, gli agricoltori seicenteschi erano ancora riluttanti a dedicarsi totalmente alla viticoltura, e i primi esperimenti non ebbero grande successo. Ci riprovò il fondatore di Stellenboch, il governatore Simon Van Der Stel, che impiantò un vigneto nella sua tenuta, producendo un vino dolce con un buon risultato, considerato oggi il capostipite di quelli attuali.

Fu però grazie agli ugonotti, che arrivarono una decina di anni dopo fuggendo dalla Francia, che i vigneti del Sudafrica si espansero. Esperti di viticoltura e enologia, avevano portato con loro i vitigni francesi: ecco perché tuttora molte delle cantine hanno nomi francesi mentre i tipi coltivati ancora discendono da quelle varietà di vite.

Le uve più frequenti sono quelle classiche: Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Noir, Shiraz e Pinotage per i vini rossi, Chardonnay, Sauvignon Blanc e Sémillon per i bianchi. Ma si producono anche rosé e vini dolci.

Degustarli è facilissimo: le aziende sono una dietro l’altra, praticamente, lungo la strada, e sono collegate da un antico tram usato appositamente, che permette di bere e non guidare, oltre che vivere un’atmosfera di altri tempi.

Inoltre, molte cantine hanno ristoranti ottimi, tra i migliori del Sudafrica, dove poter assaggiare i prodotti assaporando anche un pranzo tipico, come all’azienda Ricktey Bridge, dove accompagnano i piatti con un menù di cinque vini da degustazione. In questa proprietà si possono fare passeggiate a cavallo tra le viti o con uno speciale carretto tirato da un trattore, mentre le sale vedono spesso eventi di ogni genere.

La bellezza dei vigneti del Sudafrica sembra essere fatta apposta per essere ammirata, con i filari precisi, il verde giovane delle foglie, le macchie di colore della lavanda e delle rose, in un panorama che sembra infinito.

Non solo vigneti del Sudafrica, in questa zona ci sono anche agriturismi e piccole aziende agricole. Di sicuro la più curiosa è Pigcasso, una lussuosa stalla in legno, arredata con gusto, che ospita un ristorante vegano, un bar, un negozio e molti quadri astratti.

Sono opera della star del posto, Pigcasso, appunto. E’ un maiale grasso e florido, salvato dal macello dalla proprietaria dell’azienda, Joanne Lefson, un’attivista animalista. La signora ha scoperto che all’animale piace disegnare: prende un pennello in bocca e con quello dipinge
ghirigori e spirali di vari colori con tinte naturali, come con il succo di barbabietola, su una tela. Un gioco per il maiale, che si diverte e non viene istigato a farlo, e che l’ha reso
popolarissimo, al punto da fare un libro con le sue opere e a proporle agli appassionati,
riuscendo a vendere un quadro, Wild & Free, qualche anno fa a ben 27 mila dollari. Inoltre,
Pigcasso ha disegnato pure un orologio per una famosa marca svizzera.

Questo, e i ricavi dall’azienda, che ospita anche una dependance per gli ospiti e una stanza
per soggiornare, servono a salvare altri animali: infatti, intorno alla struttura principale si trovano mucche, maiali, asini, galline, pecore, mentre un cane anziano che accoglie i visitatori.
(https://pigcasso.org/about.html https://farmsanctuarysa.org/)

A poca distanza da Pigcasso si trova la cittadina di Franschhoek, considerata la capitale gourmet dei vigneti del Sudafrica. Immersa nella strada del vino, è turistica e graziosa, con una strada principale ricca di negozi, boutique, gallerie d’arte, mercatino dell’artigianato, musei e abitazioni in stile Cape Ducht, oltre a un monumento agli Ugonotti e una micro birreria,
nel tempio della vite. Un angolo di influenza francese molto amato dai vip per la sua tranquillità: qui venne due volte la Principessa Diana in cerca di relax lontano da occhi indiscreti, soggiornò alla cantina Grande Provence, una delle più lussuose della zona.

Prima di andare via dalla zona dei vigneti del Sudafrica e tornare a Cape Town, merita una sosta fotografica l’entrata alla Drakenstein Prison: qui Nelson Mandela passò gli ultimi due anni della sua reclusione e dal cancello si avviò a piedi, lasciando interdetto l’autista venuto a prenderlo,
per sfatare una leggenda che non fosse mai uscito sulle sue gambe. Era il 1990. Pochi anni dopo venne eretta una statua commemorativa, ma Mandela, già Presidente, chiese di rifarla per abbassare il piedistallo dove era posta. Si vede ancora così, all’entrata della prigione (tuttora in funzione): un simbolo, un ricordo della storia più recente in mezzo ai vigneti del Sudafrica.

Info:
www.southafrica.net/it/it/travel/

Foto Sonia Anselmo, dreamstime.com, Pixabay

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