Serengeti, il parco delle emozioni in Tanzania

Mamma ghepardo si guarda intorno prudente e salta sul retro della jeep per avere una visuale migliore sulle gazzelle lontane. Al Serengeti può capitare anche questo.

Una rara magia che completa la panoramica delle emozioni che si provano nel parco naturale della Tanzania: eccitazione, meraviglia, suggestione, commozione, tenerezza, vulnerabilità. Tutto è legato al cogli l’attimo, alla casualità, alla fortuna, al momento. Non è detto che una ghepardo si avvicini così tanto agli umani, per sfruttare la jeep come torretta di vedetta, ma può succedere. E se accade è come un miracolo in più.

Al Serengeti va in scena ogni giorno il ciclo della vita: nascita, crescita, morte. Ne sono un esempio i cinque giovani leoni sdraiati sotto l’albero a rilassarsi, a pancia all’aria, quasi in posa porno con i genitali bene in vista, le criniere schiacciate a terra, la bocca aperta a prendere aria. Sembrano grossi gattoni pacifici, hanno anche le movenze dei felini più piccoli, nel leccarsi e nell’esporre il ventre quando sono sicuri, eppure questi cinque sono i nuovi re del Serengeti.

O meglio, quello di loro più forte, e si vede ad occhio dalla muscolatura e dalle cicatrici sul corpo, è il capo. Tutti insieme, in una coalizione di intenti e aiuti, hanno fatto fuori il vecchio Bob Junior, sua maestà del Serengeti, poco tempo fa. Veniva chiamato dai ranger e dalle guide così perché era figlio di Bob Marley, il leone che ha fatto la storia del parco e che ha ispirato il film “Il re leone”, ambientato proprio qui.

Ora tutto ricomincia sotto la sovranità del nuovo re e dei suoi quattro compagni. Inizia il ciclo della vita. Alcune leonesse, come quelle tre che si rotolano sotto un albero, sono già incinte, altri branchi coccolano i cuccioli che cresceranno e in futuro sostituiranno il re del Serengeti.

La vita continua mentre le gnu sembrano migliaia di puntini neri persi all’orizzonte durante la
grande migrazione, che avviene tra i parchi della Tanzania, il Serengeti, il Ngorogoro e il Masai Mara, al confine con il Kenya, alla ricerca di acqua e erba fresca, legata alle piogge (da sconsigliare un safari tra aprile, maggio e giugno, i mesi più piovosi).

Con gli gnu anche le zebre: alcune procedono in fila correndo una dietro l’altra, la maggior parte se la prende con calma, pole pole come dicono in swahili, brucando, riposando, insegnando ai cuccioli l’arte della sopravvivenza nella savana.

Scovare gli altri animali diventa quasi un gioco del “ce l’ho, mi manca”: elefanti, ippopotami immersi nelle loro pozze, aironi e cicogne, un coccodrillo minaccioso, la mamma ghepardo su una
roccia insieme ai due cuccioli, un altro ghepardo solitario che cerca l’ombra con la pancia piena mentre gli avvoltoi finiscono la sua preda, giraffe mischiate alle zebre. E poi fiumiciattoli, laghetti, rocce che non sembrano altro che aspettare un Simba che salga sulla vetta, erba alta e strade accennate, cielo azzurro solcato da qualche nuvola bianca che appare finta. Ma anche tramonti accennati color fuxia e nubi iridescenti, un fenomeno raro con la luce del sole calante
diffusa dalle gocce d’acqua o dai cristalli in una singola nuvola, che diventa una specie di arcobaleno.

In lingua Masai Serengeti significa pianure sconfinate: e appare proprio così. Anche ad ammirarlo dal volo della mongolfiera, mentre l’alba colora il cielo di arancione. E’ una delle esperienze più emozionanti da fare: sollevarsi da terra nel cesto con il grande pallone alimentato dalle fiamme, vedere un mare verde sotto di sé, scorgere tra gli arbusti un branco di leoni che mangia, sfiorare le cime delle acacie mentre le giraffe si cibano, osservare le gazzelle correre e le traiettorie ardite nel cielo di un falco.

Serengeti Balloon Safari organizza le escursioni in mongolfiera, con grande attenzione ai dettagli, come nel brindisi finale con champagne e la colazione nella savana, con cibo eccellente, servizio impeccabile e persino toilette con vista panoramica. (www.balloonsafaris.com/)

Dall’alto l’enorme distesa del Serengeti, oltre 14,700 km quadrati di natura spettacolare, è ancora più impressionante.

Non si capisce come facciano le guide sulle jeep a trovare le strade sterrate e sassose. E’ merito dell’ esperienza, pazienza e passione come con Magilani Safari, e se capita l’inconveniente di bucare una gomma nella savana, si aggiusta tutto in pochi minuti di efficienza.

Nel Serengeti ci sono diverse possibilità di soggiornare per vivere la savana 24 ore su 24: strutture per tutte le tasche e gusti, dalle catene extra lusso come il Four Seasons e il Melia, con spa, ristorante, piscina, villa presidenziale e camere lussuose, un tantino fuori contesto se non fosse per la vista panoramica e alcuni dettagli in stile africano, ai gampling eleganti come il Lemala Nanyukie Serengeti o il Namiri Plains Asilia Africa, bellissimo, in legno e perfettamente calato nell’atmosfera locale. Oppure il Into the Wild Camp, con villette tendate e altre su piattaforma in legno, accogliente, confortevole, con lo staff che non abbandona mai l’ospite e con cucina eccezionale, dove la notte si può essere svegliati dal richiamo di qualche iena di passaggio, oltre che dal gracidare delle rane.

Qualunque sia la scelta, il Serengeti necessita almeno due giorni di safari per essere apprezzato come meraviglia naturale del mondo.

Info:
www.tanzaniaparks.go.tz/
https://magilani-safaris.com/

Foto di Sonia Anselmo, Magilani Safaris

In collaborazione con www.ilcoloredeiviaggi.it

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