Kirstenbosch, il giardino delle specie native del Sudafrica

L’oro di Mandela è una macchia gialla e viola nel verde. Le sterlizie particolari, che prendono il nome dallo statista sudafricano, furono piantate in occasione della sua visita al giardino di Kirstenbosch. Oggi fanno capolino dai grossi cespugli come fossero uccelli del paradiso,
accanto il busto che ricorda Mandela.

Sono solo alcuni dei fiori tipici che si possono ammirare al giardino di Kirstenbosch, alla periferia di Cape Town, nel parco nazionale che comprende la catena dei Dodici Apostoli e la Table Mountain. Proprio sulle pendici della montagna dalla forma caratteristica si trova il giardino botanico, Patrimonio dell’Umanità Unesco.

Kirstenbosch è uno dei nove National Botanical Gardens sudafricani: fu fondato nel 1913 per preservare l’unicità della flora e la biodiversità di questa regione del Paese, è stato il primo giardino botanico del mondo con queste finalità.

A più di cento anni dalla sua fondazione, è uno dei simboli di quest’angolo di natura rigogliosa a Cape Town. Le montagne dietro sono immancabili nel panorama di questa striscia di terra, sospesa appunto tra monti e mare, molto fertile, non solo per i vigneti.

Da Cape Town parte anche la Garden Route, la strada panoramica costiera del Sudafrica meridionale che copre 700 chilometri, attraversa la zona di clima temperato e arriva a Port Elisabeth. Kirstenbosch è una delle mete più frequentate e amate di questo itinerario e non solo, anche di chi visita solamente Cape Town.

Sentieri all’ombra di alberi secolari, boschetti umidi, aiuole fiorite, percorsi tra sassi e rocce, un giardino pensile con tante specie di piante aromatiche, una parte dedicata alle piante officinali usate dalle tribù locali, cespugli bassi e alberi altissimi, prati soffici dove camminare sull’erba, una sorgente di acqua minerale potabile, alcune statue sparse nei punti più panoramici, due negozi di souvenir a tema giardino e semi da piantare, un ristorante e un bar, una serra per le piante grasse, un laghetto con le oche del Nilo e molte oasi con panchine dove riposarsi. Da non perdere la Tree Canopy Walkway, una passerella in legno che consente di ammirare dall’alto gli alberi, i colibrì e le montagne vicino.

E poi felci, fiori, alberi e piante di ogni genere autoctone, come i vari tipi di sterlizie e di protee, simbolo del Sudafrica, ma anche ninfee, calle e gigli. A seconda della stagione le fioriture invadono di giallo o di rosa il Kirstenbosch, mentre all’entrate si trova anche una collezione di bonsai.

Al Kirstenbosch si trovano circa settemila tipi di piante dell’Africa meridionale, come il gigantesco yellowwood tree e i piccoli fiorellini della regione del Namaqualand, oltre a molte specie rare e in via d’estinzione, coltivate con cura dai giardinieri del parco.

L’unica cosa che manca al Kirstenbosch sono i cestini: non si usano, perché sarebbero presi di mira dai babbuini che spesso e volentieri si fanno vedere nel giardino, abitato da una moltitudine di uccelli e con le oche del Nilo che passeggiano ovunque, anche nella serra.

Sembrano loro le vere proprietarie del giardino, che racchiude anche un bosco di mandorli amari che furono piantati nel 1660 dal primo governatore del Capo, Jan Van Reiebeeck, per segnare i confini della colonia olandese.

La zona di Kirstenbosch è stata fondamentale come fonte di cibo e di acqua, come con la sorgente interna, per molti popoli. I Khoikhoi, etnia originaria dell’Africa Sud Occidentale, abitarono in questa terra per migliaia di anni, prima della venuta degli Europei. Nella metà del XVII secolo, i coloni olandesi entrarono in conflitto con gli abitanti originari del luogo e Kirstenbosch si trovò proprio sulla linea di confine.

Solo nel 1795 compare per la prima volta il nome Kirstenbosch (la foresta di Kirsten, dal sostantivo olandese per bosco e dal cognome dell’amministratore del tempo della zona) in un documento ufficiale. Più tardi, la proprietà passò più volte di mano, fino a diventare trascurata e abbandonata.

Fu il botanico inglese Harold Pearson, che arrivò in Sudafrica a inizi del Novecento, a riscoprirla e a destinarla a giardino botanico: si dedicò a ripristinare la flora nativa e a consentire alla foresta di riformarsi naturalmente. Pearson vide la sua opera compiuta prima di morire nel 1916: è sepolto nel suo amato Kirstenbosch, oggi considerato uno dei giardini più belli dell’Africa usato l’estate anche per eventi e festival musicali.

Info:
www.sanbi.org/gardens/kirstenbosch
www.southafrica.net/it/it/travel/

Foto di Sonia Anselmo, dreamstime.com

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