Gran Bassin, il centro dell’armonia a Mauritius

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La scimmia si mette in posa sul piccolo altare delle offerte, guarda serafica l’acqua e sembra distratta. Il pellegrino sistema l’offerta di fiori e frutta e accende un incenso. La scimmia fa la vaga, aspetta che il fedele sia disattento e che il fumo finisca ed eccola pronta ad afferrare la banana, la sbuccia e la mangia, tutta tranquilla.

Scene di ordinaria amministrazione al Gran Bassin di Mauritius, il lago con i templi sacro agli indu dell’isola. E’ un vasto bacino d’acqua, sorto nel cratere spento del vulcano al centro del territorio, ricoperto di vegetazione. Brilla sotto il sole ed emana un senso di pace e serenità  anche per chi non è induista e visita l’affascinante luogo.

Si viene accolti da un enorme statua di Shiva, ben 33 metri di altezza, il Mangal Mahadev, che sembra indicare la strada ai pellegrini e ai turisti, mentre è ancora in costruzione un’altra gigantesca scultura, dedicata a Lord Durga. Poco oltre, si scende verso l’acqua ammirando un’infinità di altari e piccoli templi dedicati a Hanumat, Lakshmi e Shiva, con le scimmie che si divertono a passare sopra i fili, ad arrampicarsi agli alberi, ad anusare l’aria.

Si mettono in posa per i fotografi, aspettano pazienti un attimo di distrazione per accaparrarsi una banana o un pezzo di cocco, lasciato dai fedeli agli Dei. Senza timore, da vere padrone del luogo dove ospitano magnanimamente umani di ogni genere. Intere famiglie, i bambini che giocano con l’acqua e sfamano con il cocco i numerosi pesci, donne in sari prostrate in preghiera, visitatori in fila per entrare in uno dei templi e ricevere da un sacerdote la benedizione indù disegnata in rosso sulla fronte.

E’ un tripudio di colori e serenità, un’atmosfera rasserenante dove la fretta e la quotidianità  sono lasciate altrove per immergersi in un mondo di pace e armonia. Il Gran Bassin, conosciuto anche come Ganga Talao, è una delle attrazioni da non perdere a Mauritius ma è soprattutto un luogo sacro con la sua bella leggenda.

Si racconta che il cratere del vulcano contenga la sacra acqua del Gange: Shiva e sua moglie
Parvati stavano sorvolando il mondo su una barca, quando il Dio volle mostrare alla sposa i posti più belli del mondo e si fermò a Mauritius. Durante il viaggio Shiva, portava sulla testa il fiume Gange per prevenire la terra dagli allagamenti, quando atterrarono sull’isola, accidentalmente caddero alcune gocce del sacro fiume e andarono a colmare il cratere, formando il Grand Bassin.

Il lago fu scoperto nel 1897 da un monaco proveniente dal Nepal, che viveva nel nord di Mauritius, vicino al villaggio Triolet: ebbe un sogno che rilevava la posizione del sacro bacino. Presto la notizia del luogo divino si sparse per tutta l’isola e molti pellegrini cominciarono ad arrivare. Nel 1972 con una cerimonia vennero portate alcune ampolle d’acqua del Gange e versate nel lago, in modo da unire simbolicamente le due acque sacre, ribattezzando il luogo Ganga Talao. Il Grand Bassin è uno dei luoghi più importanti per gli hindu al di fuori dell’India.

Ogni giorno è meta di pellegrinaggio da parte degli hindu dell’isola, il 62 per cento della popolazione. Il 24 febbraio 2017 si terrà Maha Shivaratri, letteralmente “La Grande Notte del Dio Shiva”, la festa indù più popolare a Mauritius. Ogni anno, la notte tra il 13 e il 14 dell’undicesimo mese indù, migliaia di fedeli si recano presso il Ganga Talao per onorare e pregare il dio Shiva, animando le strade dell’isola con i sari colorate delle donne indù.

E’ una caratteristica di Mauritius, quella di accogliere etnie, religioni e culture diverse, in un mix raro di armonia e quieto vivere. Cinesi, tamil, musulmani, discendenti degli schiavi africani o degli europei colonizzatori, tutti qui si sentono prima di tutto mauriziani. Un modo di essere chiaro anche a Port Louis, la capitale.

Città  colorata e ricca di sfumature, dove bastano pochi passi per entrare in mondi paralleli. Si approda al moderno Le Caudan Waterfront con i negozi, i casinò e il Craft Market, con opere di artigiani locali, e sembra di essere subito in un parco divertimento americano. Tra le curiosità  da visitare l’interessantissimo Blue Penny Museum (www.bluepennymuseum.com/en/) che racconta la storia dell’isola e l’epopea dei mari, degli scopritori, dei naviganti, la vita negli abissi oceanici e soprattutto offre una collezione rara di francobolli emessi nell’Ottocento dal Regno Unito per la colonia mauriziana.

Pochi passi ed ecco il mercato tradizionale, dove si vendono i prodotti dell’isola, spezie,
frutta, verdura, tè, canna da zucchero, e souvenir. Altri metri ed ecco il quartiere cinese, piccolo e raccolto, quasi decadente, con le lanterne rosse agli angoli, i murales e la classica porta d’entrata. Tutti insieme appassionatamente formano Port Louis e quando è il momento di festeggiare, lo si fa tutti insieme.

Archiviato il Capodanno, è in arrivo un altro inizio anno, quello secondo il calendario cinese: il 28 gennaio 2017 l’isola si colorerà  di lanterne rosse e il quartiere di China Town sarà più vivo che mai e ricco dei profumi dei cibi tipici della tradizione.

Poco dopo sarà il momento di celebrare per la popolazione tamil dell’isola: il Thaipoosam Cavadee (9 febbraio 2017), è una giornata dedicata alla penitenza e al ringraziamento: i fedeli si recano in processione portando vasi di latte o imponenti composizioni floreali sulla testa, in omaggio al dio tamil Murugan. La festa viene celebrata ogni anno in occasione della prima luna piena del calendario tamil e i fedeli si preparano ad essa con 48 giorni di preghiera e digiuno.
Febbraio finisce con la festa intorno al Grand Bassin, cuore vero dell’armonia made in Mauritius.

Info: www.tourism-mauritius.mu/

In collaborazione con www.tourism-mauritius.mu/
Foto di Sonia Anselmo

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