Cape Town, tra natura e panorami in Sudafrica

Il cielo azzurrissimo si sposa con il mare giù in fondo. Sulla Table Mountain a Cape Town sembra di essere a un passo dal paradiso, sospesi nel blu.

Non sempre è così, anzi le perfette giornate della primavera australe in questo angolo di Sudafrica dominato da una serie di montagne, sono rare: spesso ad avvolgere la Table Mountain, c’è la nebbia, tanto che i locali la chiamano la tovaglia perché si estende sul picco piatto come una tavola da apparecchiare. Oppure tira troppo vento e la funivia non parte. Già quella è un’esperienza: sale in sette minuti ruotando in modo che i visitatori vedano ogni prospettiva del panorama su Cape Town.

Una volta arrivati in cima, la vista sull’oceano e sulla città è davvero unica. Un intreccio di blu e azzurri, tra mare e cielo, di verdi delle piante, del marrone brullo dei rilievi e qualche sprazzo di giallo delle ginestre in fiore. Tra le rocce sdraiati al sole alcuni iraci del Capo,
un grosso roditore innocuo, fanno capolino.

E’ un panorama rilassante, che mette in pace l’osservatore con il mondo, con i fastidi quotidiani e i piccoli dissapori: davanti allo spettacolo della natura (tra l’altro la Table Mountain è una delle nuove sette meraviglie del mondo) le noie, le compagnie di viaggio moleste e i guai passano in secondo piano.

Sulla Table Mountain si arriva dopo una strada tutte curve che parte dal centro di Cape Town:
lo spazio per parcheggiare è poco e la coda per salire in seggiovia è sempre tanta, ma ne vale la pena. I più coraggiosi possono affrontare anche percorsi a piedi, un po’ impervi e molto ripidi, bisogna essere allenati. Una volta sul piazzale in cima la fatica si dimentica e si viene sommersi dalla gratitudine per queste meraviglie naturali.

Quando si riscende, si può iniziare al meglio la scoperta di Cape Town, una città particolare,
stretta tra montagne e mare, fatta di quartieri residenziali appollaiati sulle propaggini della catena dei Dodici Apostoli e degli altri monti come La Testa del Leone e il picco del Diavolo,
di baie e isolotti disabitati, di onde amate dai surfisti, di spiagge bianche, di vento, di oceani che si incontrano e promontori mitici, ma anche di un centro storico coloniale, di casette colorate e un grande parco. Oltre al moderno Waterfront, il nuovo quartiere nato sui moli del vecchio
porto, tutto grattacieli, ruota panoramica, luci e negozi, molto America.

Il resto no, rimane con l’identità sudafricana, fatta di connubi e intrecci di tribù e coloni. Il cuore di Cape Town, dove tutto è nato, è il Company’s Garden, il giardino della Compagnia delle Indie: i primi olandesi, sulla rotta dell’Asia, avevano bisogno di un appezzamento per coltivare
verdure e altri prodotti per fare rifornimento per le loro navi.

Scelsero un campo riparato dalla Table Mountain e crearono un orto: oggi è un grande parco con qualche statua e fontana, tantissimi alberi imponenti e secolari, dove abitano gli scoiattoli, compresi alcuni albini, e molti uccelli, mentre un angolo è rimasto ancora a ricordo del passato
dove viene mantenuto un piccolo orto.

Il viale principale, spesso pieno di bancarelle di souvenir, di frutta e di noci per sfamare gli scoiattoli, costeggia il Parlamento con davanti la statua della Regina Vittoria e porta alle vie dei palazzi istituzionali, dei musei e degli hotel di lusso di Cape Town.

Curiosamente, un po’ nascosto su una via pedonale, si trova un pezzo del muro di Berlino, a sottolineare che i muri qui sono vissuti per decadi e riguardavano l’apartheid, così come le due panchine, una riservata ai bianchi e una per i neri, rimaste come memoriale.

Vicino al parco, la cattedrale anglicana neogotica di San Giorgio di Cape Town diventa più bella
con le jacarande in fiore: per anni è stata la dimora dell’amato arcivescovo Desond Tutu, colui che insieme a Nelson Mandela combatté la segregazione razziale e divenne un simbolo del Sudafrica.

La chiesa, costruita nei primi anni del Novecento con il futuro Giorgio V di Inghilterra a deporre la prima pietra, ha all’interno alcune pregevoli vetrate che raccontano le vite degli apostoli e di santi, una cappella che conserva alcuni storici stendardi delle battaglie sudafricane, una lapide in ricordo della visita della regina Elisabetta con il principe Filippo, e un curioso labirinto disegnato per terra nel cortile.

Non lontano dal parco e dalla cattedrale si trova uno dei luoghi più iconici di Cape Town: Bo Kaap si snoda dalle pendici della montagna Signal Hill, era abitato dai malesi emigrati in Sudafrica, con le sue moschee e le casette basse tutte dipinte in colori vistosi, una diversa dall’altra. Oggi è un quartiere di moda, con laboratori artistici e artigianali, gallerie e negozi di spezie, super apprezzati da abitanti e visitatori.

Le altre attrazioni di Cape Town sono sotto il segno della natura: come una gita in motonave a Duiker Island, un isolotto a pochi chilometri dalla costa, dove vivono indisturbate centinaia di foche e leoni marini, che prendono il sole sulle rocce, giocano in acqua o sembrano mettersi in posa a pancia in su per i fotografi sulla barca.

Un’altra meta imperdibile è Simon’s Town, un borgo marino a pochi chilometri da Cape Town, sulle rive della False Bay, la baia naturale sull’oceano Indiano dalla temperatura più calda rispetto alla costa atlantica che spesso a tratto in inganno marinai e avventurieri con le rocce affioranti.

Il borgo prende il nome da un governatore della Colonia del Capo, Simon var der Stel, ed è stato in passato una base navale e un porto per la Marina, oggi è famosissima per la Boulders Beach, una spiaggia battuta dal vento e soprattutto abitata da una grande colonia di pinguini africani.

Sulla vicina Foxy Beach, una riserva naturale, sono state sistemate alcune passarelle in legno che permettono di ammirare i simpatici uccelli molto da vicino, senza disturbare le loro attività. A Simon’s Town, praticamente un sobborgo di Cape Town, si può anche passeggiare sul lungomare dove si trovano molte bancarelle d’artigianato e soprattutto pranzare a base di pesce in uno dei
tanti rinomati ristoranti della zona.

Da qui è facile raggiungere la punta della penisola di Cape Town, con il suo parco e i suggestivi panorami costieri. Si arriva quasi alla fine del mondo e dell’Africa, a quasi due ore di auto da Cape Town. Il Capo di Buona Speranza porta in sé avventura e voglia di evadere, di sentirsi un po’ come i navigatori portoghesi, Bartolomeo Diaz e Vasco de Gama, che si spinsero qui in balia delle forti correnti.

Le scogliere, il mare che ribolle verde e azzurro in fondo, le rocce affioranti e il vento: tutto si ammira dall’alto della Punta del Capo, con l’antico faro, che si raggiunge con una comoda funivia o per i più spericolati con un sentiero trekking a picco sull’acqua.

Si trova all’interno della riserva di Capo di Buona Speranza, creata nel 1938, dove vivono oltre mille specie vegetali autoctone, come le protee e i fynbos bianchi che sembrano fatti di carta, e molti animali, come i babbuini, i facoceri, le antilopi e gli struzzi, che sono facili da avvistare, insieme a tantissimi uccelli, come l’aquila e la beccaccia di mare africana. Il percorso
nella riserva da fare in auto è lungo e propone i tre “Capi”: quello di Buona Speranza, Cape Maclear e lo Cape Point che li racchiude tutti.

Inevitabile una foto davanti al cartello che segnala il Capo di Buona Speranza: una spiaggia rocciosa, il promontorio che incombe a strapiombo sull’acqua, il vento che fischia, le onde violente. Viene da pensare a Vasco de Gama, il primo a doppiare il capo e a trovare un’altra via per le Indie. Ma anche ad una leggenda del XVII secolo: si dice che tra queste rocce navighi in eterno il leggendario Olandese Volante con la sua nave fantasma, affondato prima di superare il promontorio.

Questa sensazione di essere alla fine del mondo al Capo di Buona Speranza è palpabile e rimane anche tornando a Cape Town, che diventa quasi l’ultima città prima dell’ignoto. Una città affascinante, dominata dal volere della natura, dotata di panorami spettacolari e meta di partenza per scoprire l’entroterra dei vigneti, dei monti e della Garden Route, la strada dei giardini sudafricana.

Info:
www.southafrica.net/it/it/

Foto di Sonia Anselmo

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