Turchia e gatti, un grande amore senza fine

E’ un amore senza fine quello tra i gatti e la Turchia. Vezzeggiati, rispettati, accuditi, i felini sono quasi un simbolo del Paese, spesso scelti anche per le campagne promozionali sui social.

Ovunque si vada, da Istanbul a Bodrum, ai piccoli villaggi di pescatori, i gatti sono padroni assoluti. Non hanno paura, si accostano fiduciosi, si strusciano alle gambe di chi incontrano. Sono di tutti e di nessuno, tutti sono pronti a sfamarli e fargli qualche coccola. Come i cani che girano liberi senza padrone, ma hanno il microchip e sono controllati dai veterinari in forze ai poliziotti.

Persino l’ex presidente degli Stati Uniti Obama, in visita alla basilica di Santa Sofia, si trovò a tu per tu con un signor gatto. Vide passeggiare un micio indisturbato per le navate: toccò con mano, anche lui, il leader più potente del mondo, la gattomania turca. A Santa Sofia abita una colonia di circa venti felini che di solito amano starsene al fresco nella basilica, dormire sotto il sacro tetto. Non sono certo gli unici a Istanbul.

Anche il palazzo Topkapi è una loro oasi di pace: basta varcare il portone e se ne trovano tantissimi nel giardino,
in giro per gli edifici interni, sulle terrazze panoramiche. Alcuni sono pronti pure a saltare in braccio a visitatori che si prendono un caffè turco in una sosta relax al bar del palazzo. Ovviamente anche il bazaar è una base felina, tanto più che è piena di gente e di cibarie pronte a cadere dalle bancarelle o dalle mani dei venditori.

Non solo, a Istanbul c’è pure una statua dedicata a un gatto speciale. Tombili, uno splendido gattone cicciottello
bianco e tigrato, amava sempre stare appoggiato al marciapiede: le sue foto hanno fatto il giro del mondo e del web, rendendolo una celebrità. Così, nel 2016, quando è morto gli abitanti hanno deciso di ricordarlo con una statua di bronzo che lo ritrae nella sua tipica posizione rilassata, nel punto dove era solito sdraiarsi. La scultura, realizzata con una colletta on line, è stata persino rubata da qualche balordo, e prontamente ritrovata.

A Istanbul i gatti sono ovunque: sul ponte di Galata si fanno dare il pesce dai pescatori, diventano mascotte nei
negozi di tappetti e nelle gioiellerie, si aggirano tra le tombe nei cimiteri ottomani. Tutti amati, nutriti e
coccolati. I turchi fanno a gara a dare loro da mangiare, si preoccupano della loro salute e igiene e persino
li aiutano a partorire: per questo i gatti in Turchia sono abituati al contatto con gli umani. In alcuni
quartieri di Istanbul si raccolgono fondi per le colonie, per creare luoghi di riposo e di riparo, soprattutto
per l’inverno, con casette, scatole di cartone e coperte.

Anche a Bodrum, città affacciata sul blu del mare Egeo e dalla storia millenaria, i gatti sono a proprio agio.
Alcuni tigrati si contendono la ciotola di croccantini davanti ad un negozio a pochi passi dall’entrata del
Castello di San Pietro, con il proprietario che si arrende e prepara un altro piatto pieno per i suoi amici
a quattro zampe. Dentro il castello, tra pietre antichissime, giardini e torri, un altro tigrato fa la sua sfilata davanti ai visitatori.

Un bellissimo micio rosso si aggira educato dentro un negozio di souvenir, si struscia alle gambe dei bipedi e si fa coccolare dalla proprietaria, poi, stanco di troppo affetto se ne va a spasso tra gli yacht della marina. Un grigio certosino si riposa sopra un muretto, sfiancato dal sole, davanti al Museo Marittimo, poco lontano un altro è impegnato a dormire tra i vestiti in vendita. Nella zona più vip della baia di Bodrum, dove il porto è un insieme di yacht miliardari e boutique di firme prestigiose, spunta mamma gatta con i suoi cuccioli in un aiuola davanti
ad una gioielleria, subito accudita dalla commessa.

La lista è ancora lunga. Il regno felino è ovunque: persino nei grandi hotel come il raffinato Sianji Well-Being Resort, vicino al borgo di Turgutreis, a mezz’ora da Bodrum, dove due micioni rossi osservano e aspettano gli ospiti tra i tavoli del ristorante, senza essere cacciati dal personale, anzi al contrario, vezzeggiati e nutriti.

Stesso discorso al Sundance Resort, altro hotel poco lontano, dove un gattone grigio tigrato occupa indisturbato una delle sedie della terrazza, salta in braccio e spinge la testa addosso a chi sta facendo colazione, solo per richiedere coccole a tutto spiano, e una volta stanco di troppo affetto se ne va a bere l’acqua della piscina.

Poco fuori dall’hotel, sulla passeggiata che lo collega a Turgutreis, piena di locali e caffè, alcuni gatti se ne stanno tranquilli a sentire la musica tra le gambe degli spettatori. Senza contare che la strada tra Bodrum e Turgutreis è un susseguirsi di negozi per animali, uno via l’altro, a testimoniare il grande amore e la capacità di rifornimento dei turchi per i loro amici a quattro zampe.

Il trionfo della gattomania turca è a Gümüslük, delizioso villaggio di pescatori a pochi chilometri da Bodrum, dove si va ad assaggiare la corposa colazione tipica e altri piatti della tradizione. Tra ristoranti e negozietti, spuntano le inevitabile code feline. Un gruppo di cuccioli gioca a rimpiattino tra un vaso e una scopa di saggina, mentre il proprietario del locale li guarda con affetto e divertimento. Mamma gatta arriva con un pesce tra i denti, appena è entrata nel porticciolo una barchetta di pescatori è corsa da loro, subito ricompensata, e quando torna dai suoi piccoli con il bottino cerca di chiamarli a raccolta, ma quelli continuano a giocare, così deposita il pesce vicino alla ciotola dei croccantini e aspetta.

Una gattina nera e rossa, invece, sembra guardare l’orizzonte e il mare dalla spiaggia, anche se ha un occhio non vedente e si prende tutte le carezze di chi viene a fotografare questo angolo pittoresco, mentre un cane si tuffa in acqua per rinfrescarsi.

Scene ordinarie in Turchia, dove l’amore per i gatti è una cosa seria. Si dice che sia legato alla religione: Maometto amava molto la sua gatta Muezza, che un giorno si addormentò sulla sua veste e piuttosto che svegliarla il Profeta decise di tagliare un pezzo del suo abito, quando Maometto tornò dalla Moschea, la gatta gli fece una sorta di inchino per ringraziarlo, da allora egli, commosso, decise di elargire doni a lei e a tutti i gatti che sarebbero venuti dopo: l’accarezzò sul dorso lasciandole tre righe, l’origine dei mantelli tigrati, ricevette la capacità di atterrare sempre sulle zampe da qualsiasi altezza cadesse e un posto in Paradiso. Forse questa leggenda spiega in parte l’amore dei turchi per i felini, quello che è certo è che la Turchia è la vera gattopoli, dove i randagi sono accuditi e adorati.

Info: www.turchia.it
In collaborazione con Ufficio Cultura e Informazioni dell’Ambasciata di Turchia
TAV Airports
Municipalità di Bodrum

Foto @TurchiaCulturaTurismo / @TurkeyHomeOf, Sonia Anselmo e Francesca Spanò

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