Pilsen e la birra, un viaggio antico nel sapore della leggenda

Incontrare la leggenda, in Repubblica Ceca, è molto facile. Nei bar, nei ristoranti, nei camioncini dello street food, nei negozi, nei supermercati, ovunque. Soprattutto a Pilsen, patria indiscussa e quasi sinonimo del mito: la bionda più amata dai cechi e dai visitatori stranieri è nata qui, nel lontano 1842. Pilsen è la città della birra.

Il nettare dorato sgorga nel grande stabilimento Pilsner Urquell con un ritmo vertiginoso, 120 mila
contenitori l’ora. Le bottiglie, lavate e sterilizzate, passano come auto strette in un ingorgo di traffico sui nastri trasportatori, mentre un operaio dall’occhio clinico coglie al volo e toglie quelle difettose. E infine, et voilà, la macchina le riempe, le tappa e le spedisce al settore impacchettamento.

Da qui raggiungono ogni angolo della Repubblica Ceca, un po’ meno l’estero, in quanto i cechi sono grandi consumatori e spesso se la tengono per loro: il 90 % della produzione va a soddisfare il fabbisogno locale, il restante 10% è per il mercato straniero. Se è vero che il popolo ceco è il più grande bevitore del mondo, con la birra diventata parte integrante della cultura, è anche vero che la lager locale ha caratteristiche che ispirano più di due terzi di tutte le birre mondiali. E’ la regina delle bionde e a Pilsen si può andare a scoprire il birrificio Pilsner Urquell, che produce quella autentica da sempre.

Le birrerie esistono in questa zona sin dal al XII secolo e con il passare dei secoli e con l’importanza di Pilsen come centro commerciale, sulla strada per la Germania, la birra divenne la principale fonte di guadagno cittadino. Moltissimi abitanti ne producevano in casa, anche se la qualità lasciava a desiderare: chiunque aggiungeva ingredienti più disparati, a volte poco salutari, per renderla più scura e più gradita, dal miele all’urina di animali. Il rischio che diminuissero gli affari per la cattiva qualità era molto elevato, al punto che si arrivò
ad una rivoluzione nel 1838 per costringere l’amministrazione cittadina a costruire birrifici pubblici,
controllati da funzionari.

Centinaia di cittadini determinati svuotarono le botti versando birra per strada o nei due fiumi che circondano Pilsen, finché non ottennero ascolto. Le autorità diedero il compito di trovare la giusta miscela per la birra a Josef Groll. Il mastro birraio di origine bavarese ci giunse dopo una serie di tentativi: impiegò i lieviti a bassa fermentazione della Baviera con i malti cechi, il locale luppolo Saaz e la peculiare acqua di Plzen.
Alla fine arrivò al successo, cambiando per sempre il gusto dei consumatori, grazie al colore chiaro e al gusto
equilibrato. Era il 5 ottobre 1842 e da allora cominciò l’avventura dell’azienda Pilsner Urquell, sempre più in crescita.

Si varca l’arco di trionfo sulla strada e si entra subito nel magico mondo dove è nata la leggenda. Con una visita guidata si scoprono tutti i segreti della Pilsner: si può vedere la catena di produzione dall’alto e assistere all’imbottigliamento, vengono spiegati l’uso del calore, della pastorizzazione, del lievito, in moderne sale espositive si conoscono da vicino gli ingredienti, orzo, luppolo (rigorosamente dolce e prodotto in Repubblica Ceca) e acqua, ci si avvicina agli antichi strumenti usati per la produzione, si percorrono i sotterranei dove un tempo si teneva la birra. Proprio qui, direttamente distillata da un’enorme botte di quercia usata
per la stagionatura, si può assaggiare l’eccezionale Pilsner Urquell non filtrata e non pastorizzata, dal gusto deciso e amaro e dal colore dorato cupo.

Al birrificio, dove ci si muove con un bus speciale, data la vastità dell’industria, si scoprono anche molto curiosità, come ad esempio il boccale in puro cristallo di Boemia dove bevve l’Imperatore Francesco Giuseppe
in visita a Pilsen, e una piccola esposizione con foto e ritratti di tutti i mastri birrai che sono succeduti a
Josef Groff fino ad oggi. Alla Pilsner Urquell si possono fare anche altre esperienze, come andare a scuola
di spillatura o affrontare il viaggio dell’apprendista birraio. Ci sono anche un negozio di souvenir e il ristorante Na Spilce, con 550 posti, considerato la birreria più grande della Boemia, che offre la possibilità di degustare la Pilner insieme ai piatti tradizionali della cucina ceca. (www.prazdrojvisit.cz)

A Pilsen la birra continua ad essere protagonista assoluta anche al museo a lei dedicato. In pieno centro, a pochi
passi dalla piazza della Repubblica e dalla Cattedrale, l’esposizione si trova in un edificio dove si è sempre prodotta la lager. All’interno l’atmosfera sembra quella medievale e si va alla scoperta della storia,
delle tradizioni e dei modi in cui è stata prodotta, servita e bevuta la birra nei secoli. Dal museo, poi,
si accede anche ai sotterranei storici di Pilsen, un affascinante percorso con corridoi, cantine e pozzi presente
già dal XIV secolo.

Per una serie di degustazioni, si può anche andare a scoprire i piccoli birrifici locali (a settembre è previsto
un festival solo per loro), magari assaporando anche i piatti della cucina ceca. Come al ristorante Na Parkanu, poco distante dal museo, in un’atmosfera gioiosa e conviviale, tipica delle birrerie. Oppure al Beer Factory, un microbirrificio con annesso ristorante, dall’aria chic e trendy, dagli alti soffitti, affollatissimo di giovani e a pochi passi dal centro. O ancora, al Comix Restaurant, proprio sulla piazza della Repubblica, con un giardino sul retro e atmosfera informale.

Per mandare giù quelle bombe caloriche che sono i piatti cechi, come lo Svickova ma smetané, filetto di manzo arrosto servito con una salsa di verdura, leggermente dolce, guarnito da mirtilli rossi e panna e con grossi gnocchi di pane, o il formaggio impanato e fritto, preferito dai bambini e dai vegetariani, con insalata di cipolle e peperoni, la birra è d’obbligo. E a Pilsen, patria della lager, sarebbe un delitto non assaggiarla.

Info www.pilsen.eu www.czechtourism.com
In collaborazione con www.pilsen.eu www.czechtourism.com

Foto di Sonia Anselmo, www.pilsen.eu, www.czechtourism.com

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