Pastizzi, qassatat, ftira e tanto altro: Malta è per golosi

Pastizzi, qassatat, ftira, imqaret: nomi curiosi per le deliziose specialità di Malta. Come tutto qui, sono un miscuglio di influenze, arabe e siciliane. Impossibile non assaggiarli durante la permanenza nell’arcipelago, anche perché si trovano dovunque, nei forni, nei chioschi: sono tipici alimenti di street food e costano pure poco.

I pastizzi sono una specie di sfogliatelle napoletane salate di pasta sfoglia farcite di ricotta. Spesso vengono venduti insieme ai qassatat, stesso concetto, a forma di diamante, come una piccola torta, anche queste ripiene di ricotta o con una purea di piselli. Qualcuno per venire incontro ai gusti dei turisti li riempe anche di spinaci con tanta cipolla e spezie, ma non sono la stessa cosa.

Si acquistano in giro per La Valletta, anche se i migliori si possono trovare nei forni dei borghi dei pescatori come Birzebbuga. Sempre caldi, sempre facili da assaggiare, sempre irresistibili.
Come la ftira, che sembra un pane cunzato siciliano. Ha una lunga tradizione che risale a quando i pescatori portavano con loro un pane casareccio, lo tagliavano a metà e lo riempivano di tutti i prodotti tipici dell’isola: pomodori, formaggio, capperi, olive, qualche volta tonno. E’ un’ottima alternativa al normale panino, si trova in quasi tutti i bar con i tavoli all’aperto di La Valletta e spesso si può riempire a seconda i propri gusti.

Se invece si vuole assaggiare la ftira in versione gourmet, ossia come fosse una una pizza bassa, ripiegata su sé stessa, con bordi croccanti, il Nenu è l’indirizzo giusto: ex antico forno, questo piccolo ristorante, in una via quasi nascosta del centro storico di La Valletta, è un trionfo per le papille gustative (www.nenuthebnaker.com) Qui la ftira è una sorta di focaccia di lusso, ricchissima di ingredienti, a seconda della scelta, con formaggio, olive,gli inevitabili pomodori secchi, oppure patate e cipolle o le acciughe.

Invece, il imqaret è un fagottino di sfoglia ripiena di datteri e fritto. La qaghaq tal-ghasel è una ciambella cotta al forno e piena di datteri che spesso viene venduta anche nei negozi di souvenir. Tutti i ristoranti di cucina tipica maltese propongono le loro varianti dei due dolci, ma alla base restano dessert ricchi e sostanziosi.

Continuando ad essere presi per la gola, a Malta si usa molto la ricotta, come nei cannoli o nella cassata, anche quelli di ispirazione siciliana, mentre non mancano le golosità che ricordano il mondo arabo come Helwa tat-Tork, con i semi di sesamo e il miele. Nei dolci imperversano datteri, fichi e mandorle, in puro stile mediterraneo, anche se spesso vien usato come dolcificante lo sciroppo di carruba, venduto anche in vasetti ovunque, e il miele locale.

Molta delle produzione alla base dell’alimentazione arriva da Gozo, l’isola granaio dell’arcipelago. Olive
e olio d’oliva, pomodori secchi, ridotti anche a paté o a polvere, origano, basilico, melanzane, zucchine, carciofi, zucca, con cui si fa una tipica zuppa, i capperi che si trovano praticamente in ogni pietanza, il miele, le carrube, ma anche uva, fragole, pesche, susine, meloni, angurie, limoni e fichi con cui spesso si fanno
le marmellate.

Da Gozo giunge la Gbejna: piccole forme di formaggi di latte di capra, che possono essere fresche o più invecchiate, preparate dai contadini secondo le tradizioni familiari antiche. Oggi vengono proposte nei tipici e abbondanti antipasti maltesi dei ristoranti e spesso sono conditi con pepe, con le erbette o con i pomodori secchi. A volte le piccole forme vengono anche immerse nell’olio d’oliva per renderle più aromatiche. E alla fine sono la salvezza dei visitatori vegetariani, insieme ai ravioli, diversi dai nostri perché preparati con la Gbejna e il prezzemolo come ripieno e con una salsa di pomodori locali, chiamati zenguli, piena zeppa di aglio.

Questo ingrediente si trova ovunque, è una costante della cucina maltese, soprattutto nelle salse di accompagnamento agli antipasti, nelle verdure e nella carne. Come il fenek, il coniglio, il piatto principale di Malta. Lo servono in ogni modo, fritto, stufato, con la salsa di vino rosso, guarnito di patate arrosto o fritte e un’insalata leggera. Un altro secondo importante è bragoli, una sorta di involtino di manzo con uova, carne trita, verdure e quant’altro in salsa di pomodoro.

Ancora, i carnivori saranno soddisfatti con i vari stufati, le salsicce, la trippa, le lumache, i timballi con sugo ad alte proteine. Ovviamente non manca il pesce, freschissimo e spesso condito con le olive, i pomodori e i capperi, oppure in versione lampuki, ovvero panato e fritto. Esiste anche una zuppa chiamata aliotta, mentre le acciughe e lo stoccafisso si trovano anche in versione “pallette di pasta fritta” come golosi snack da street food.

Il tutto viene annaffiato dal vino locale, con la vite che a Gozo si coltiva da oltre 2000 anni e ci sono alcune
varietà autoctone, come uva Gellewza, che produce il rosso, e Ghirgentina, per il bianco. Non manca la birra, prodotta localmente, mentre per i liquori quello più famoso è estratto dai fichi d’India, che crescono in quantità colossale nelle isole e con cui si fanno le marmellate.

Per chi è astemio, c’è la possibilità di provare la Ruggat, una sorta di bevanda a base di mandorle e vaniglia, rinfrescante, i vari sciroppi aromatizzati agli agrumi con l’aggiunta della carruba, oppure la gassata Kinnie, con una serie di ingredienti provenienti da una ricetta del XVIII secolo: erbe aromatiche, anice, ginseng e arancio amaro. Il caffè all’italiana si trova ovunque, ed è pure buono, ma anche qui l’influenza mediorientale rinasce nel caffè tradizionale, forte e aromatizzato con chiodi di garofano e acqua di rosa, servito in tazza piccola, mentre la dominazione inglese si riflette nell’uso del thé.

A Malta si mangia bene, con porzioni abbondanti e ingredienti freschi, ovunque. Un peccato di gola in un ristorante e un assaggio di street food, persino una porzione di dolce, senza dimenticare un assaggio dell’ottimo pane tipico, sono d’obbligo.

Info: www.visitmalta.com
Foto di www.visitmalta.com e Sonia Anselmo

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