Il Nebbiolo si degusta vista lago ad Arona, sulle colline novaresi

Ci facciamo un giro sul Lago Maggiore nel novarese? Risposta più frequente: ad Arona dove c’è il San Carlone? Sì, ci saliamo fino in alto per vedere il lago attraverso i suoi occhi.

In effetti questa è una delle mete più conosciute sulla costa orientale del Verbano, il classico andare e tornare sull’autostrada Milano – Laghi per raggiungere una cittadina tranquilla dove l’attrazione più conosciuta è la gigantesca statua di San Carlo Borromeo, con i suoi 35 metri di altezza, la seconda al mondo visitabile dopo la Statua della Libertà. Tutto intorno al suo piedistallo, lo sguardo sul lago è rasserenante e godibile come una bibita rinfrescante, dal parco che lo circonda, ma anche dalla terrazza del Ristorante che del Cardinale ha preso il nome omaggiando la vicinanza propiziatoria.

In questo ambiente tranquillo ed elegante le etichette della Cantina Pidrin hanno trovato la propria dimensione ideale per farsi ascoltare. Sì, perché dentro in quelle bottiglie dal packaging ricercato e distintivo ci sono vini che raccontano al gusto, all’olfatto, alla vista, ai desideri di storie del territorio, di colline verdi che proteggono dall’assalto dei venti perniciosi le vigne di Nebbiolo e di Vespolina coltivate a spalliera.

“Colline Novaresi” è la denominazione d’origine, le stesse che si trovano a Borgomanero dove la famiglia Cerutti da tre generazioni conserva la tradizione agricola. Questo il background di Marco, il figlio del Pidrin, che ha iniziato a realizzare il sogno di suo padre: restituire alle colline della Comunità dei Talunit a Cascina Fontana, l’identità originaria, terre per uva e non per boschi di acacie. “Mio padre e i suoi fratelli hano sempre lavorato le vigne e mi hanno trasmesso l’amore per queste colline che mi rammentano le mie radici. Il vino dei miei vigneti non è solo un bicchiere di rosso o di bianco, è la mia, la nostra vita, quella dei miei figli e di tutti noi”. È l’inizio di una nuova storia che aveva già la intro nel cassetto e la piccola produzione dello start è già sulla strada d’espansione per ridare vita alle colline, riponendole in un ruolo attivo che è loro congeniale.

Proprio nel nord Piemonte, nel Novarese ad Oleggio, è nata nel 1891 la prima Cantina Sociale d’Italia. La conformazione e la natura geologica del territorio compreso tra i fiumi Sesia e Ticino che raggiungono al di più 400 metri, hanno da sempre favorito l’attività vitivinicola dalla quale nel 1994 è nata la DOC Colline Novaresi.

Nebbioli e Vespolina sono i vitigni autoctoni che appartengono al progetto Cantina Pidrin che fin dal nome dei tre vini attualmente in gamma, rivela un’empatica connessioni con l’emozione degli affetti. Il “41” il Nebbiolo Premium, l’inizio dell’avventura, il punto fermo, il tributo a Pierantonio Cerutti, il Pidrin, nato nel 1941: un vino sapiente che esprime la miglior identità presentandosi in un pack in cui il nero e l’oro anticipano la forza del colore e del sapore.

Se le vigne sono impiantate a Cascina Fontana, come non chiamare un Rosso Colline Novaresi con il nome della comunità che abita in questa frazione di Borgomanero? “Talunit”: così è questo Nebbiolo in purezza, rosso rubino dal sentore di frutti rossi. Femmineo fin dalla bottiglia che si allarga in un fondo ondulato da rouche leggera ed elegante, il Rosato Colline Novaresi: un rosa ramato che richiama nel colore i blend da aperitivi. Ma Mulier è esclusivamente Nebbiolo vinificato con pressatura soffice su bucce, un dono all’essenza femminile, alla continuità della vita, della Terra, madre, moglie, figlia in un perpetuo divenire da cogliere negli attimi di appartenenza ma anche di orgogliosa interattività fattiva. “ Wind of change: The future’s in the air /I can feel it everywhere/ Blowing with the wind of change”.

Info www.cantinapidrin.it/
Testo e foto di Loredana Fumagalli

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