Maria Saal, il borgo e il santuario delle curiosità in Carinzia

Il suono della potente campana a mezzogiorno si irradia su tutta la valle e su Maria Saal, quasi a voler rivendicare il suo ruolo fondamentale per la storia della Carinzia e a ribadire che qui i pellegrini si sono incamminati per fede, provenienti da tutta Europa. I moderni visitatori si arrampicano su una vertiginosa salita in bicicletta, arrivando attraversi i campi immersi nel verde da Klagenfurt, a una decina di chilometri.

Maria Saal è un santuario, un borgo, una piccola enciclopedia di storia e arte, immersa nel verde. Questa atmosfera si percepisce subito, sin dalla pista ciclabile che arriva da Klagenfurt, metodo ideale per scoprire la bellezza della natura di questa zona. Un territorio molto antico, abitato da Romani e Slavi, con grandi tracce archeologiche, che si ammirano anche nel cortile della cattedrale.

Tante le testimonianze in pietra che raccontano il lento passare del tempo: Maria Saal era una chiesa fortificata, con fossato e ponte levatoio, importantissima nel Medioevo. Nella collina ai suoi piedi, sorgeva la città romana di Virunum, imponente, con un mastodontico anfiteatro con gladiatori e bestie feroci (oggi restaurato), sulla strada dei commerci tra l’Adriatico, le Alpi e il Danubio. Una posizione invidiabile che ne ha fatto una città prospera: molte lastre e altre spoglie di epoca romana furono inserite nella costruzione della chiesa e ancora si possono ammirare.

Un paio sono davvero curiose: c’è la lupa che allatta Romolo e Remo, uno dei pochi esempi con la testa dell’animale rivolta ai cuccioli d’uomo, e c’è una scena della mitologia greca, prestata ai romani, con Achille che trascina il corpo di Ettore legato ad un carro intorno a Troia. C’è anche una lastra con inciso un carro postale romano, così chiamato, anche se è un veicolo che rappresenta il viaggio nel mondo dell’al di là.

Tutti questi resti romani sono sui muri della chiesa, ma si possono trovare in molte case e addirittura nei fienili della zona, usati come materiale di costruzione e abbellimento. Persino il trono dei duchi della Carinzia, dove fino al tardo Cinquecento venivano incoronati, oggi custodito sotto vetro ai piedi della collina per Maria Saal, è stato fatto con antiche pietre e bassorilievi romani del I secolo.

Maria Saal, però, fu edificata per la prima volta in legno: si racconta che il vescovo di Salisburgo, intorno
al 750, mandò qui a convertire i pagani al cattolicesimo il prete irlandese Modesto. Le sue spoglie si
trovano in una cappella della cattedrale, in un sarcofago romano per bambini riadattato per il Santo.

Poi il santuario di Maria Saal divenne una cittadella fortificata, con tanto di fossato e ponte levatoio, e per questo salvò la popolazione dall’invasione turca, e vide altre trasformazioni, romanica, gotica, barocca, che la arricchirono di palazzi per i pellegrini e per il vescovo.

Oggi è appunto una testimonianza di stili, ma è anche un concentrato di curiosità da scoprire. Come la strana eco che si sente accostandosi al portale di entrata: una sorta di telefono senza fili in legno che serviva per comunicare tra fidanzati senza far sapere a tutti i fatti propri. Come il tetto di ardesia, composto da 210 mila pezzi e fissati ad uno ad uno con un solo chiodo. Da lì sporgono alcune teste scaramantiche, con la funzione di tenere lontana la morte e con la leggenda che se un giorno dovessero cadere al suolo, sarà il momento della apocalisse.

Altre curiosità all’esterno della chiesa sono la pavimentazione del cortile che era quella originale di Klagenfurt del Quattrocento e trasportata qui, la colonna della luce che, un tempo al centro del cimitero, quando Giuseppe II proibì di seppellire i morti in città fu spostata in un angolo del santuario, sempre con una candela accesa al suo interno, la costruzione romanica rotonda, una volta ossario dei defunti, a cui sono stati aggiunti alcuni lati
per farla diventare un ottagono.

Anche i due campanili, rimodellati durante il periodo barocco con lanterne e cipolle in cima, sono particolari: su richiesta si possono anche salire gli stretti e angusti 160 gradini di legno per arrivare ad ammirare il panorama su tutta la valle e vedere da vicino Maria Saalerin, la campana del 1688 di ben 6600 chili del campanile a destra, la più grande della Carinzia.

Anche l’interno della chiesa è pieno di dettagli unici. Sul soffitto barocco sono dipinti alcuni personaggi che sembrano nascere dai calici dei fiori, gli affreschi medievali ritrovati sotto una passata di intonaco, il pulpito, l’ascensione di San Giovanni Nepomuceno, il patrono della Repubblica Ceca, affogato dal ponte Carlo nella Moldava, il cui culto è molto sentito in Carinzia, la Madonna gotica venerata dai pellegrini, l’altare medievale
con Maria, Sant’Anna e Gesù, una rarità con raffigurate le tre generazioni, così come si ritrovano nell’altro altare laterale, rinascimentale, con San Giorgio e il drago.

Salta all’occhio poi un affresco contemporaneo del 1928, dipinto in una sola notte e di nascosto: rappresenta
Gesù che estrae dalle acque San Pietro, il quale è molto somigliante a Lenin, quasi a sottolineare che Cristo salva tutti, buoni o cattivi che siano.

Anche il borgo di Maria Saal rivela molte curiosità. E’ un centro artistico di prim’ordine, grazie a Tonhof, una residenza, ex casa del giudice della città, dell’Ottocento, circondata da un vasto parco. Tutto ebbe inizio con la coppia di artisti Maja e Gerhard Lampersberg, che ricevettero l’edificio nel 1954 in dono per il matrimonio e lo trasformarono in una specie di comune per artisti, ospitando, tra i primi lo scrittore  Thomas Bernhard.

Da allora il Tonhof si è affermato come un luogo letterario e artistico d’avanguardia, da qui sono passati personaggi come Wolfgang Bauer, Peter Turrini, Josef Winkler, Peter Handke o Gert Jonke, mentre la mecenate Maja, noto soprano, spinse i bambini del borgo a scrivere, comporre, disegnare.

La casa era sempre aperta a tutti i movimenti intellettuali e lo è tuttora: si svolgono festival di musica e teatro, mentre gli artisti e le loro famiglie impegnate negli spettacoli possono vivere nella residenza. Ci sono anche nuovi progetti per allargare l’ospitalità e gli spazi: nel parco sono previsti il Tubo Hotel, un paio di stanze costruite dentro giganteschi tubi, e una piscina per gli ospiti. Nelle sale di Tonhof si continua a respirare arte e vivacità, caratteristiche che ben si adattano a Maria Saal.

Dove mangiare: Gasthof Sandwirt, Hauptplatz 5 9063 Maria Saal, www.sandwirt.at, un ristorante con tavoli all’aperto, affacciati sulla cattedrale, e con piatti tradizionali carinziani, con porzioni generose.

Info: www.carinzia.at www.austria.info www.visitklagenfurt.at
In collaborazione con www.carinzia.at

Foto di Sonia Anselmo

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