Grand Hotel Palace, coccolarsi tra arte e buon cibo a Roma

A Roma c’è un indirizzo speciale dove coccolarsi tra relax, buona cucina e arte. Il Grand Hotel Palace offre questo e molto di più, soprattutto un’accoglienza unica dove l’ospite non è un cliente qualsiasi, ma una persona da coccolare, appunto. Grazie anche all’entusiasmo e alla passione del direttore Andrea Fiorentini e del suo staff.

L’hotel di via Veneto, proprio di fronte all’Ambasciata Americana, è storico. Il palazzo è un gioiello dell’architettura, progettato negli anni Venti del Novecento da Marcello Piacentini: all’epoca queste strade che compongono il rione Ludovisi, strappato all’ex parco di villa Borghese e da quella che era la seicentesca villa Ludovisi, erano un concentrato di effervescente vitalità, arricchita dalle tante feste. Non era ancora la dolce vita degli anni Sessanta, ma poco ci mancava, con un atmosfera di allegria calata in una sorta di belle époque alla romana.

Qui, tra porta Pinciana e piazza Barberini, nascevano i grandi alberghi, i villini liberty e la residenza dell’ex regina d’Italia, Margherita, che oggi è il palazzo che ospita l’Ambasciata USA. Proprio davanti, intorno al 1926, restava libero un lotto stretto tra via Veneto, asse del quartiere, e via Liguria, e l’imprenditore Gino Clerici ci vide l’ideale per la costruzione di un hotel. Ed ecco Piancentini al lavoro in quello che è oggi il Grand Hotel Palace, che attraverso gli anni e le varie proprietà, ora appartiene alla catena Millennium Hotels and Resorts.

L’albergo ha visto passare la Storia dai suoi saloni, soprattutto quella più gioiosa e mondana. Agli inizi, qui alloggiavano gli ambasciatori di tutto il mondo che venivano in visita a Roma, per quello era chiamato il Palazzo degli Ambasciatori e per anni ha mantenuto questo nome come hotel.

Quelli che sono il bar e il salone hanno ospitato tanti ricevimenti, appena l’albergo fu costruito, e visto passare tutti i vip dell’epoca. Oggi rimane un bel attestato di quell’epoca sfavillante: gli affreschi della sala sono opera di Guido Cadorin, veneziano d’origine, già artista amato da Gabriele D’Annunzio che lo volle per il suo Vittoriano.

Per il Grand Hotel Palace, Cadorin si ispirò all’arte veneta del Cinquecento, a guardare qualche opera, soprattutto quella sul soffitto che rappresenta il sonno della notte viene in mente Tiziano.
Ma non solo, Cadorin prendendo spunto dalle feste che si svolgevano nel salone ha ritratto personaggi veri di quegli anni, lasciando ad eterna memoria le loro fattezze, ma ha anche, probabilmente senza volerlo, tramandato una testimonianza sulla moda degli anni Venti.

Bellissime, infatti, sono le signore dipinte, gli abiti eleganti di chiffon, le perle al collo, le stuole di pelliccia, le scarpe “Mary Jane”, i capelli a caschetto: quasi quasi sembra che all’improvviso prendano vita e si mettano a ballare il charleston. Anche gli uomini ritratti non sono da meno, con il frac e uno stile nei modi impeccabile. Una dama appare alquanto disinvolta, fuma e guarda l’osservatore con aria di sfida.

Tra i volti, sono stati riconosciuti l’autore degli affreschi, lo stesso Cardorin, Marcello Piacentini, il proprietario del palazzo Gino Clerici con la moglie, l’architetto Gio Ponti, e poi altri artisti, giornalisti, critici d’arte, contesse, modelle. Una signora spicca sulle altre, ha accanto la figlia e guarda la scena con occhi attenti: è la scrittrice Margherita Sarfatti, all’epoca amante di Mussolini. Al Duce è legato un aneddoto: arrabbiato per non essere stato ritratto, fece coprire tutti gli affreschi con alcuni teli di seta. Non si sa se sia vero, comunque sia i veli hanno preservato i dipinti che oggi sono ancora lucenti e il Salone Cadorin è il vanto del Grand Hotel Palace.

In questa sala chissà quali gustosi buffet venivano serviti durante le feste, un filo conduttore è rimasto
con il ristorante di oggi che serve gustosissimi piatti. Un nuovo menù, con la qualità inserita al primo posto e
uno studio dettagliato per ogni singolo elemento, dal momento della scelta del prodotto alla cottura, all’impiattamento, rappresenta la filosofia del Grand Hotel Palace.

L’executive chef Riccardo Zanni e il F&B manager, Simone Oliva, mettono a disposizione degli ospiti sapienza, cura e soprattutto passione. Al ristorante Cadorin la creatività di Zanni prende forma in un menu gourmet di tre antipasti, tre primi, tre secondi, tre piatti vegetariani e quattro dessert. Spesso con un tocco etnico, un’ispirazione e un omaggio dello chef al periodo in cui l’hotel era sede degli ambasciatori di tutto il mondo.

Ad esempio un piatto assolutamente da assaggiare è “Risotto con pere al vino, ristretto di pollo e berberé”, che poi è una spezia della cucina etiope ed eritrea. Facendo la spesa al mercato Esquilino, dove si trovano prodotti internazionali, la cucina di Zanni si arricchisce di un pizzico di esotico, senza però tralasciare le ricette tradizionali, come una pasta all’amatriciana particolarmente golosa. Mango, radici di fiori di loto, bambù, vanno bene, ma non si dimentica la cucina italiana più amata.

Il punto a favore, poi, del ristorante Cadorin è la qualità degli ingredienti, biologici, ricercati e spesso DOP,
caratteristica che si trova anche nella colazione, dove abbondano le bontà preparate quotidianamente dalla pasticcera.

Ma il cibo non è l’unico punto di forza dell’hotel. Rinnovato nel 2010, possiede 87 camere su sette piani, tra cui la Signature Suite, le Executive Suites con magnifici terrazzi e una Privilege Suite con vista panoramica. Le stanze sono tutte nei toni del rosa e del grigio e con grande attenzione ai dettagli, come le basi dei tavoli e dei
comodini a forma di levriero. L’architetto Italo Rota si è ispirato a quella che è una curiosità del Grand Hotel
Palace: la fontanella all’esterno dedicata ai cagnolini, l’unica in tutta Roma per animali, tra l’altro funzionante.

Inoltre, in hotel non mancano le sale meeting, un moderno Business Center e il centro benessere Kami Spa, dove
i massaggi e i trattamenti sono a cura di specialiste thailandesi e dove la piscina riscaldata con idromassaggio è arricchita dalle luci cromatiche. Un ulteriore modo per coccolare gli ospiti, insieme la calorosa accoglienza dello staff, che fa del Grand Hotel Palace un gioiello art deco dall’eleganza raffinata e sussurrata, proprio come gli abiti delle signore anni Venti degli affreschi del salone.

Info: www.grandhotelpalacerome.com
Foto di Sonia Anselmo e www.grandhotelpalacerome.com
In collaborazione con Grand Hotel Palace Roma

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