Collina delle Croci in Lituania, simbolo di fede e di speranza

Il cielo plumbeo incombe minaccioso e rende l’atmosfera un pochino inquietante, quasi da brivido. Se non si tiene
bene a mente che la collina e le sue croci sono memoriali votivi e un luogo di pellegrinaggio, si può pensare che sia un enorme cimitero e se la fantasia galoppa che possano spuntare zombie o fantasmi tra le lapidi.

La collina delle croci in Lituania, vicino alla città di Šiauliai, sulla strada che porta a Riga e alla Lettonia, è una meta fortemente simbolica, tra religione, sacralità e misticismo.

L’aura spirituale si sente già quando si imbocca il lungo sentiero a piedi, tra il verde. Più avanti la processione di crocifissi comincia ai lati del percorso, a bordo dei prati. E infine eccola lì, la collina, Kryžiu Kalnas in lituano, interamente ricoperta di croci di ogni misura e materiale: piccole, minuscole, medie, grandi, giganti, di legno, di metallo, di cemento, semplici, con scritte, con il rosario sopra, con qualche oggetto sopra, dagli orsacchiotti a modellini di aerei.

Sono ammassate una sull’altra in totale anarchia, senza un filo logico. Quasi impossibile contarle, a volte è pure difficile capire dove finisca una e inizi l’altra. Spesso abbellite dai rosari colorati, appoggiati sopra, da qualche altro ornamento, a cominciare da angioletti, fiori e persino bandiere. Ce ne sono per ricordare familiari defunti e vittime di guerre e attentati, come una dedicata all’11 settembre e le Torri Gemelle. Nel mucchio si distinguono ogni tanto alcuni piccoli altarini, qualche statua della Madonna piangente, qualche angelo in legno, un’enorme Cristo benedicente, con il braccio carico di rosari.

Le passarelle in legno con le scale tranciano in due la sommità, messe lì quasi senza spazio, nascoste dalla
foresta di croci. Si può arrivare fino in cima e ammirare il panorama inconsueto. Tra le croci, scendendo, ci
sono anche stretti sentieri che permettono di vederle più da vicino. Si possono piantare anche di nuove, le
vendono le bancarelle all’entrata, tra sounvenir meno religiosi, e al negozio che vende l’ambra in tutte le sue
forme, anche in polvere e nelle creme. Sacro e profano insieme, come in questa collina, dove nonostante
tutto, emerge qualcosa di pagano.

Le sue origini sono ancora un mistero. Si suppone che le prime croci siano state piantate nel 1831 dai familiari delle vittime uccise durante le guerre zariste, ma c’è anche l’ipotesi che il primo a conficcare nel terreno l’emblema cristiano sia stato un padre in segno di devozione per ottenere la guarigione della figlia malata
gravemente. Oppure, e questa congettura spiegherebbe la sensazione meno mistica, si pensa che le croci
siano il retaggio di un’antica tradizione pagana che voleva la collina disseminata di fuochi sacri presidiati
da giovani vergini.

Qualunque sia l’origine, la collina porta con sé molti simbolismi. Soprattutto quello di resistenza all’occupazione
russa, della sofferenza del popolo lituano e della sua speranza. Già intorno al 1861, con l’Impero russo e le
ribellioni contro il divieto dello Zar di installare croci sulle strade e nei cimiteri, i lituani reagirono
piantando moltissime croci sull’altura in memoria dei propri morti, aumentandone sensibilmente il numero. Si racconta, poi, che a fine Ottocento, alcuni fedeli assistettero all’apparizione della Vergine Maria con Gesù bambino e questo trasformò il luogo in meta di pellegrinaggio.

Durante il regime sovietico, la Collina delle Croci divenne un posto scomodo, in totale opposizione alla dottrina imperante. Inoltre, i lituani avevano cominciato a omaggiare con una croce non solo i familiari defunti, ma anche i connazionali deportati in Siberia.

Nella notte del 5 aprile 1961 durante un’imboscata, le croci furono distrutte e rimosse dalla collina: quelle di legno furono bruciate, quelle in metallo fuse e quelle di cemento spaccate e utilizzate per la costruzione delle strade. L’episodio si ripeté altre quattro volte nella storia della collina, ma ogni volta, il sito veniva ricostruito con ancora più ardore dai fedeli lituani. La popolazione riportava le croci di notte e di nascosto, senza curarsi dei pericoli e delle persecuzioni da parte delle autorità. Nel 1979 un sacerdote coraggioso sfidò, senza conseguenze, il regime con una processione dalla sua parrocchia fino alla collina.

Quando cadde l’Unione Sovietica e la Lituania tornò indipendente la collina contava già più di centomila crocifissi e icone sacre, che con gli anni sono andate sempre più aumentando. Negli anni Novanta del Novecento fu costruito anche un santuario che ha attirato sempre più pellegrini, uno dei quali fu Giovanni Paolo II, che arrivò qui nel 1993 e donò la grande croce che si trova all’ingresso del percorso.

Per l’occasione Papa Wojtyla disse “Collina delle Croci costituisce una testimonianza eloquente e un avvertimento.
L’eloquenza di quel santuario è universale: è una parola scritta nella storia dell’Europa del XX secolo”.
Tuttora la collina delle Croci in Lituania è un simbolo della fede, della resistenza, delle sofferenze e di speranza.

Info www.lithuania.travel
Foto di Sonia Anselmo

 

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