Cinecittà, dentro la fiera delle illusioni romana

entrata cinecittà

Anna Magnani che porta la figlia a fare i provini in “Bellissima”, Alberto Sordi in versione “Tassinaro” che conduce al Teatro 5 il passeggero Federico Fellini, Carlo Verdone che straparla su una moto lungo il viale in “Troppo forte”. Tante sono le immagini di film che vengono alla mente camminando all’interno di Cinecittà.

In questi studi, dove un tempo c’era la campagna e ora c’è uno dei quartieri più vasti di Roma, è passata davvero la storia del cinema. Se i muri delle sale di posa, i viali alberati o i corridoi all’interno potessero parlare, ne avrebbero di aneddoti da raccontare.

Già la scritta sull’entrata di via Tuscolana ha un potere evocativo, apparsa come è in tante pellicole e serie televisive. Varcare il cancello è come entrare nella fiera delle illusioni, in un mondo di sogni, magia e fantasia, ma anche di intuizioni e spiegazioni del dietro le quinte, di come è davvero il lavoro e la vita di registi, attori, scenografi e maestranze.

Questo piccolo pianeta apre le porte ogni giorno, tranne il martedì, dalle 9,30 alle 18,30, con
le visite guidate dove preparatissime guide fanno esplorare l’antro delle meraviglie, spiegano la storia del luogo e inevitabilmente anche quella del cinema.

Impossibile non parlare di Anna Magnani che sostava con la figlia quando si passa davanti alla galleria “delle masse”, ovvero le comparse: una specie di larga galleria dove da una parte
si facevano i provini e dall’altra c’erano le costumiste per i prescelti. Da una di quelle porte, in “Bellissima”, usciva Walter Chiari.

Proseguendo lungo il viale che costeggia i vari studi, che vengono affittati di volta in volta
a produzioni cinematografico o a programmi tv, come in questo periodo con “La prova del cuoco” o “Domenica In”, ci si imbatte all’esterno in quello che è il teatro di posa più grande d’Europa: il teatro 5. O meglio la “casa” di Federico Fellini, che amava lavorare solo qui e che lo ha usato sempre nei suoi film. Lo spirito del grande regista aleggia ovunque in questi luoghi, insieme a Sordi e alla Magnani, quasi fossero i custodi senza tempo di questa fabbrica di sogni.

Il 28 aprile del 1937, esattamente ottant’anni fa, Cinecittà apriva i battenti su un terreno di 500 mila metri quadrati sulla via Tuscolana. Fu creata per ospitare gli studi di ripresa, l’Istituto Luce e il Centro sperimentale di cinematografia, vi si giravano pellicole e documentari per dar voce alla propaganda di regime e contemporaneamente le commedie dei telefoni bianchi, quelle “innocue”, romantiche, adatte a distrarre il pubblico e che oggi fanno tenerezza.

Per l’epoca, il progetto dell’architetto friulano Gino Peressutti fu innovativo e ancora oggi rimane estremamente valido e utile a chi lavora qui: ad esempio, egli volle costruire ogni teatro di posa in modo funzionale, con nello stesso stabile una palazzina per gli uffici e per i laboratori per la gestione delle singole produzioni, senza dispersioni. Inoltre, siccome i macchinari del tempo, ma anche quelli di ora, erano molto pesanti e per evitare estenuanti spostamenti tra un set e l’altro, Peressutti mise le palazzine a gruppi di tre, in maniera da essere tutte facilmente raggiungibili anche per le comparse che dovevano passare da un film all’altro.

In ottant’anni di cinema qui sono stati girati più di 3 mila film, 90 dei quali hanno ricevuto una nomination all’Oscar e 47 hanno vinto la prestigiosa statuetta. Oltre alle pellicole per il grande schermo, all’interno di Cinecittà si producono fiction, serie tv, spot pubblicitari, videoclip,
programmi televisivi.

La visita guidata continua con tre scenografie all’aperto e fisse e che vengono adattate a seconda dell’esigenze degli scenografi di turno. La prima è ispirata alla Roma di Giulio Cesare, con tanto di stradina con le bottega, un angolo di Suburra, un arco di trionfo: fu costruita per “Rome”, una serie televisiva del 2006 che ha cercato di ricreare la moda dei kolossal in peplo, che proprio a Cinecittà ebbero tanto successo e portarono Hollywood a Roma, come “Ben Hur” o “Cleopatra” con Elisabeth Taylor.

La seconda scenografia è quella del Tempio di Gerusalemme, creata per “The Young Messiah”, un film internazionale sulla vita di Gesù da giovane. Poco oltre, c’è la Firenze del Quattrocento: il set fu costruito per una serie tv su San Francesco dove la chiesa e le piazza volevano riprodurre Assisi, ma fu poi usato, cambiando qualche ornamento e colori, per “Amici miei – Come tutto ebbe inizio ” e infine un angolo fu trasformato in Nazareth, sempre per la pellicola su Gesù.

Le scenografie sono tutte fatte in legno, vetroresina e polistirolo e con molti accorgimenti affinché il pubblico che guarda il film pensi di essere catapultato sul serio all’epoca rappresentata.

La mostra su Cinecittà però continua all’interno delle palazzine e lì è un tripudio e un omaggio al cinema che ha visto i natali qui. Nella Palazzina Fellini, si racconta la storia nel senso letterale: il passaggio dal cinema muto al sonoro e la nascita di Cinecittà, le sue vicende durante la guerra quando divenne prima ospedale nazista e poi campo profughi, dove gli ospiti vivevano sfruttando le scenografie presenti.

Ovviamente non manca una sala dedicata a Fellini, il regista così legato agli studi romani: filmati inediti, disegni, immagini, una selezione di costumi dei suoi lavori.

Proprio accanto, la Palazzina Presidenziale è forse quella che suscita più emozioni durante la visita a Cinecittà. Perché vengono proiettati spezzoni di pellicole girate qui, ci sono foto di attori, abiti di scena, pezzi di scenografie e si ripercorrono i generi, dai kolossal in costume agli Spaghetti western, dal Neorealismo alle commedie, fino ad entrare dentro un sottomarino usato per un film americano.

Ad accogliere i visitatori le foto e le immagini degli anni Trenta-Quaranta in bianco e nero e dei divi di allora: un giovanissimo Aldo Fabrizi, Amedeo Nazzari e “La Corona di Ferro”,
un fascinoso Vittorio De Sica interprete di “Grandi Magazzini”, suscitano tenerezza al visitatore di oggi, abituato agli effetti speciali e le diavolerie del computer.

Sfilano poi le foto delle dive, Sophia Loren e Gina Lollobrigida, ovviamente, ma anche Lucia
Bosè, Giovanna Ralli, Claudia Cardinale, Silvana Mangano e la “povera ma bella” Marisa Allasio, e poi ancora Monica Vitti, Mariangela Melato, Stefania Sandrelli. Non mancano gli attori che hanno fatto grande il nostro cinema: Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni e Alberto Sordi, così legato a Cinecittà dove iniziò come comparsa.

Le foto sono una più bella dell’altra, così come gli spezzoni dei film provocano ricordi, a volte
nostalgia, una sorta di “come eravamo”. Le varie sale raccontano l’epopea della Hollywood sul Tevere come con l’abito di scena della Taylor versione Cleopatra o la Vespa di “Vacanze Romane” e di Audrey Hepburn, la grande stagione degli “Spaghetti Western” con filmati inediti di Sergio Leone e l’abito di scena di Clint Eastwood in “Un pugno di dollari”. E poi i film culto come “Senso” di Luchino Visconti, “Roma città aperta”, “La dolce vita”.

C’è tutto e di più: Roberto Rossellini e Roberto Benigni, Ciccio e Franco e Peppone e Don Camillo, alias Gino Cervi e Fernandel, Renato Rascel e Totò, attori principali e caratteristi.
Fare un elenco di chi appare in queste sale è un po’ come un piccolo bignami della storia del cinema italiano, passata tutta tra i teatri di posa e i viali di Cinecittà.

Nella palazzina anche alcune sale interessantissime e interattive che spiegano il dietro le quinte, il lavoro di registi, costumisti, scenografi, sceneggiatori, direttori della fotografia e del sonoro e maghi nel creare le illusioni visive. Ad esempio nella stanza del regista aprendo i cassetti si trovano elementi identificativi: la sciarpa, il cappello e una foto di Giulietta Masina per Fellini, gli occhiali bianchi e una collana per Lina Wertmuller, dischi rock, una cassetta del pronto soccorso e locandine di film di Sordi per Carlo Verdone. Nel backstage Cinecittà rivela un aspetto inedito e ricrea la magia del cinema anche a chi viene in visita.

Info: http://cinecittasimostra.it/

Foto di Sonia Anselmo

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