Sicilia da amare nei dintorni di Agrigento tra archeologia, arte e letteratura

o i presupposti di nuove creazioni.

Se la curiosità vi spinge a lasciare le confortevoli pantofole per andar incontro a bellezze naturali, monumenti, arte, buona cucina ed esperienze umane, allora la Sicilia vi aspetta. Nella provincia di Agrigento tra il mare, dalle bianche scogliere, e monti, di popolazione misteriose, si snoda un collana di sorprese ed emozionanti conferme.

La Valle dei Templi (Agrigento) è un sito archeologico che stramerita tutta la sua fama, fascino, imponenza e immenso valore culturale. Ci si smarrisce nel passeggiare tra mandorli, colonne e telamoni. La città nuova da un lato e il mare dall’altro, nel mezzo una balaustra di magnificenza, sciorinata proprio per affermare il predominio. Poco importa se i nomi assegnati ai templi siano ipotesi, le colonne sembrano avvolgersi nella luce che sale dal mare poco lontano. In onore alla vittoria sui Cartaginesi fu eretto il tempio di Giove.

La struttura era un vero e proprio proclama della supremazia. Basti pensare che i telamoni, energumeni in pietra, alti 7,65 m, erano un terzo dell’altezza della facciata. I Cartaginesi nel 406 a.C. si rivalsero distruggendo Akragas.

Intorno ai templi c’è un’ampia zona inesplorata che scende verso la costa, dove si trova il tempio di Esculapio e anche verso la parte alta dove si trova la città moderna. Le recenti campagne di scavi hanno confermato che c’è ancora molto da sapere sulla vita degli antichi girgentini.

L’arte come sintesi espressiva, come demarcatore tra passato e presente, un passo avanti per futuro prossimo.
La bella storia del Farm Cultural Park di Favara sembra una fiaba. C’era una volta nel centro di Favara
un situazione di degrado sociale tale che le mura stesse divennero trappole mortali. Un giorno una coppia di giovani favaresi, appassionati di arte contemporanea, decisero di volere un mondo migliore per le loro figli ed oggi c’è il Farm Cultural Park.

Una comunità di relazioni dove la differenza è esserci o non esserci, partecipare a un progetto che interpreta l’arte come espressione di uomini. È un luogo di promozione e creazione di arte contemporanea, che cerca di sostenere i giovani creativi con gesti concreti. Uno spazio per istallazioni e mostre temporanee, una scuola di architettura per bambini, scuola di cucina sui tetti con vista nei sette cortili, i bar all’aperto dove ci si incontra.

Intorno c’è Favara, che si sta risvegliando trainata da questa avventura. Gli ideatori sono ben felici dell’attenzione che sta riscuotendo il Cultural, che si è affermata come artistica realtà umana oltre i patri confini. Le collaborazioni con artisti internazionali, la presenza alla Biennale di Venezia, sono conferme che testimoniano la qualità. Davvero Florinda e Andrea stanno costruendo un mondo migliore per le loro figlie.
L’arte è arte e sa interpretare tutte le sfumature dell’essere umano.

Palma di Montechiaro, ossia luoghi del Gattopardo, la chimera di arroganza e fede, desiderio di affermazione temporale e aspirazione trascendente. Il capostipite Carlo Caro Tomasi nel 1637 ottenne il permesso di edificare Palma di Montechiaro dal Re di Spagna. Don Giulio Tomasi ricevette dal Papa l’annullamento del matrimonio, la ex moglie entrò in convento con le figlie.

Il palazzo ducale di famiglia, tra il 1653 e il 1659, su trasformato nel convento dove entrarono in clausura le nobildonne. Ancor oggi, nell’angolo della piazza il suo aspetto non fa pensare immediatamente a un edificio ecclesiastico. Il grande sogno era quello di far di Palma un’importante meta di pellegrinaggio, una piccola Gerusalemme.

Fu investito molto per sviluppare la notorietà del convento e di Palma, attirare i fedeli pellegrini.
Basti pensare all’acquisizione di molte reliquie, a sostegno del progetto il Papa regalò una statua, collocata nella Chiesa in una sontuosa nicchia protettiva. Il Re di Spagna contribuì con un’altra opera che fu posta nel Monastero. All’interno della Chiesa convivono in armonia la gloria dell’oro e il monito al pentimento, devozione e spettacolarizzazione.

Al termine della visita si possono acquistare i biscotti a base di pasta di mandorle prodotti dalle suore di clausura, lasciate un posticino in valigia.

Dopo aver donato il Palazzo al monastero il Duca si costruì una nuova dimora, anche in questo caso il fasto non fu lesinato. I soffitti lignei sono un eccelso lavoro di ebanisteria, con soggetti a tema in relazione all’uso al quale la stanza era destinata. Per gli appassionati di ordini cavallereschi, c’è da stare un bel po’ al naso all’insù. Il salone dei cavalieri sfoggia un soffitto che è un vero riassunto iconografia araldica.

Info:
Farm Cultural Park
http://www.farmculturalpark.com/
Viaggio e prenotazione
https://www.facebook.com/Sicily360/

Foto di Maria Luisa Bruschetini

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