San Severo e la Festa del Soccorso, tra sacro e profano

Gli echi della festa di maggio non si sono ancora spenti, mentre già si prepara quella del prossimo anno. San
Severo in Puglia sembra vivere per l’antica usanza che mischia religione, tradizione e divertimento in un
crescendo di tre giorni che coinvolge tutto il paese e non solo.

Per la festa della Santissima Vergine del Soccorso arrivano in questa città del Tavoliere moltissimi visitatori
da ogni parte del mondo: un po’ sono i pugliesi di vecchia generazione emigrati all’estero, che non mancano
mai un appuntamento annuo, un po’ sono curiosi che hanno sentito parlare di questa celebrazione che accende
di passione e euforia la zona.

Una festa diventata una consuetudine e dove si mischia sacro e profano, dove tutti, dalle autorità ai Carabinieri in alta uniforme, al popolo “normale”, sono pronti a partecipare con grande complicità, calore e trasporto alla processione.

La Madonna dal volto nero, intagliato nell’ebano, patrona di San Severo, viene portata a spalla dai
fedeli delle confraternite per il centro del paese, addobbato di mille colori, tra coriandoli e luminarie, mentre sui balconi sventolano tovaglie preziose e bandierine. Tutti si inchinano al corteo, con l’amata statua della Vergine inseguita dagli altri Santi. Ma è solo un attimo perché la vera festa inizia al passaggio della Madonna.

Esplodono petardi, fuochi d’artificio, batterie pirotecniche e scintille in un tripudio di luci, chiasso e lampi d’intensità sempre maggiore. Scoppi di gioia che coinvolgono soprattutto i giovani del paese, che si sfidano
tra loro a correre dietro la Madonna e sotto i tizzoni ardenti: basta un attimo, una disattenzione,
e ci si ritrova con una bruciatura addosso, per questo si coprono con felpe e maglioni. Anche se le scottature
vengono accettate, quasi cercate, dai ragazzi come se fossero medaglie al valore, e portate con altrettanto
orgoglio: come a significare di essere stati più vicini possibile alla Madonna.

E’ la parte più profana della festa del Soccorso e quello che resta dopo gli scoppi assordanti e i lampi accecanti sono fumo e braci. Ma è questione di poco tempo. Subito la lunga miccia viene accesa in un’altra via e le “batterie” di fuoco ricominciano il loro lavoro in successione fino all’esplosione finale, in un crescendo di pathos, divertimento e rumore. Il tutto in un continuo che dura tre giorni e attraversa i venti rioni di San Severo.

Un rito antico che affonda le sue radici nel paganesimo e che tiene i riflettori puntati sulla città, in attesa che la Madonna dal volto nero e i due santi patroni, Severino Abate e Severino Vescovo, vengano ricollocati nelle rispettive chiese, fino all’anno successivo quando si ricomincia tutto, nella terza domenica di maggio.

Il culto della Madonna del Soccorso è legato ai monaci agostiani, che avevano un monastero a San Severo
dal 1319 e che tornarono in città nel Cinquecento dopo un periodo di allontanamento, portando dalla Sicilia
la venerazione per la vergine nera, apparsa secondo la tradizione, ad un confratello. In questa zona
del Tavoliere, dove l’agricoltura e il grano sono sempre stati una fonte importante per l’economia,
la devozione per la Vergine nera divenne subito molto forte: protettrice dei campi, invocata
in casi di siccità e raccolti scarsi, la statua tiene nelle mano destra alcune spighe, un ramo d’olivo
e un grappolo d’uva, i tre prodotti alla base dell’alimentazione e con una valenza simbolica. Sull’altro braccio porta il bambinello, curiosamente bianco.

Adorata dai “massari di campo”, i possidenti locali, la Madonna nera veniva portata nel Settecento in processione
proprio in mezzo alle coltivazioni. Nell’Ottocento la statua venne vestita con stoffe preziose tessute
di fili d’oro e addobbata con gioielli donati dai fedeli in segno di grazia ricevuta, esattamente
come la si vede ora portata in spalla per le vie di San Severo.

Con lei, gli altri due Santi patroni, San Severo di Napoli e San Severino Abate. Quest’ultimo è venerato da sempre: secondo la leggenda, il santo salvò due volte la città, la prima volta nel 1522 dall’arrivo dei mercenari intenzionati a saccheggiare, la seconda pochi anni dopo apparendo a cavallo come un guerriero celeste scacciando l’esercito di Carlo V, che voleva punire San Severo per aver tradito l’imperatore. Dopo questo miracolo il santo fu dichiarato “Difensore della Patria” e raffigurato nello stemma civico.

Ovviamente al Santo è dedicata la più antica chiesa della città, romanica, anch’essa decorata a festa per la
sacra processione del Soccorso, come tutto il paese. Tra bancarelle, stand gastronomici, stendardi, riti religiosi
e soprattutto le esplosioni pirotecniche delle batterie, la festa della Madonna nera è diventata un’occasione anche per il turismo a San Severo, richiamando folle estasiate e divertite. La prossima sarà dal 19 al 23 maggio 2018.

Info: www.comune.san-severo.fg.it/
www.festadelsoccorso.info/

Foto di Maurizio D’avanzo

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