Marta, gastronomia, pesca e tradizione sul lago

Le barche tirate a riva raccontano una storia di sacrifici, lavoro e tradizione. Le reti sono appoggiate
dentro gli scafi, che hanno un disegno antico e nomi evocativi, pronte per essere riusate il giorno dopo. A Marta, affacciata sul lago di Bolsena, l’utilizzo di questo tipo di imbarcazioni si perde nella memoria: si va a pesca in questo modo sin dai tempi degli Etruschi e si rema, anche se ora c’è un motore centrale, in piedi nel senso
di marcia.

Un’usanza che si intreccia con la vita, la cultura e il passaggio dei secoli e che celebra la ricchezza del lago.
Il paese dell’alto Lazio, nella Tuscia, una zona piena di attrazioni di ogni genere, da quelle naturalistiche a quelle archeologiche, fino a quelle enogastronomiche, vive di pesca e turismo.

Per questo ogni anno, a fine agosto, si prepara la Festa del Pescatore, per omaggiare insieme il duro lavoro
del l’uomo e il prodotto del lago. Mentre il tramonto cerca di far capolino tra le nuvole e tinge di rosa pallido il cielo sopra le barche in secca, Marta si anima come nelle grandi occasioni.

La folla attende ordinata il proprio turno, il menù è stato elaborato per far assaggiare al meglio i vari
tipi di pesci, la banda e le majorette sfilano, persino il sindaco Maurizio Lacchini e le giovani assessori
aiutano a servire i piatti. Un clima sereno di festa dove i veri protagonisti sono i pescatori.

Marta è uno dei pochi centri dell’Alto Lazio ad avere una significativa attività economica legata alla pesca e al commercio del pesce e l’amministrazione comunale sta sviluppando interventi mirati per potenziare il turismo e l’economia e per tutelare le risorse ambientali, come è stato spiegato in un incontro con i giornalisti. La Festa del Pescatore rientra in questi progetti e fa riscoprire un tipo di gastronomia adatta anche ai palati più difficili.

Tra i prodotti principe, c’è il coregone, che vive solo in acque limpide e profonde come quelle davanti a Marta: il lago di Bolsena è il più grande di origine vulcanica d’Europa, formatosi da un enorme cratere spento 300 mila anni fa. La pescosità delle acque e la fertilità delle terre circostanti attrassero i primi abitanti neolitici e ammaliarono gli Etruschi, a cui si deve tuttora il disegno delle slanciate piccole barche e l’origine del nome Marta, derivante da un vocabolo fenicio, Marath.

Intriso di storia, il paese è affascinante da scoprire a piedi tra le viuzze che partono dal Borgo dei Pescatori, dove è facile imbattersi in qualcuno che ripara le reti. Da qui si sale, attraverso vicoli, scalinate e angoli con le case in pietra, i panni stesi, i vasi con i fiori e i cani a godersi il fresco, alla Torre dell’Orologio, che domina Marta e il lago.

Un tempo torre di avvistamento e di difesa, fu anche prigione per i religiosi che si erano macchiati di gravi reati contro la Chiesa. Oggi si può salire fino alla terrazza e da lì si gode una vista meravigliosa su tutto il lago
e sulle due isole di fronte a Marta, Martana e Bisentina, entrambe di proprietà privata.

Nel Medioevo il paese fu teatro di molte vicende turbolente, con l’alternarsi di diverse signorie, distruzioni,
saccheggi, mentre i secoli successivi hanno visto le grandi famiglie laziali, come gli Orsini
e i Farnese, legate al Papato, arricchire il borgo di nuove costruzioni, come Palazzo Ciotti, risalente
al Cinquecento, e Palazzo Tarquini-Salvelli.

Ma sono le leggende quelle che sembrano portare ancora pepe alla vita di Marta. Come quella legata alla regina dei Goti Amalasunta: figlia unica di Teodorico, fu costretta a sposare il cugino Teodato, il quale per far rimanere il potere nelle sue sole mani le tese un agguato e la relegò sull’isola Martana. Lì, nel 535 fu assassinata, ancora
non si sa in che modo. Da allora si dice che il suo fantasma alleggi tra gli scogli e i pescatori sostengono che nelle notti di tramontana si odano i suoi lamenti strazianti.

Ci sarebbe anche un percorso segreto che usava la regina per arrivare sulla terraferma, attraverso una strada: nell’antichità l’isola era davvero collegata da una striscia di sabbia alla terraferma, in questo punto il lago è profondo solo otto metri e con i secoli il livello si è alzato, si sono trovati resti subacquei del sentiero che avrebbe percorso Amalasunta.

L’isola Martana si può vedere da vicino con uno splendido giro in motonave: si parte dal porto di Capodimonte,
il paese limitrofo a Marta, e si ammirano le acque limpide del lago, gli uccelli che ci vivono come gli
aironi, e l’altra isola, Bisentina, dove gli antichi proprietari nobili costruirono parecchie chiese, monasteri
e luoghi di pellegrinaggio, oggi quasi abbandonati e inavvicinabili, con l’isola in vendita.

Se è estate, un tuffo nelle splendide e chiare acque intorno alle isole o dalle spiagge di sabbia nera è quasi un obbligo, anche per l’aspetto rilassante del luogo. Una volta ritemprati, si può continuare ad esplorare
la gastronomia di Marta, magari assaggiando un altro pesce di lago di culto: l’anguilla.

Ne parla anche Dante nel Purgatorio per papa Martino IV, costretto ad espiare la sua golosità per le anguille di Bolsena annegate nel vino locale, il celebre cannaiola di Marta. A distanza di otto secoli dai fatti raccontati dal Sommo Poeta, si può assaggiare il pesce con lo stesso vino.

A riproporlo, infatti, è Antonio Castelli, un produttore di Marta che ha affrontato una grande avventura per riuscire a riprodurre il vitigno del Cannaiolo Nero che era quasi sparito. Oggi si può degustare nella cantina della famiglia Castelli, insieme ad altri vini di zona e da quest’anno, per volere della figlia Debora, anche del cannaiola in versione rosè. (Azienda Agricola Castelli, via Cairoli 21, 01010 Marta, www.aziendaagricolacastelli.it). Il vino, oltre ad abbinamenti con il pesce di lago, come amava Martino IV, si gusta anche con i formaggi e con i tozzetti, i tipici dolci del luogo da intingere nel nettare rosso rubino. In questo modo, tra golosità e tradizione, Marta si impone come una meta ideale per gli amanti della Storia, della natura e del cibo.

Dove mangiare: Ristorante Sant’Egidio, via Garibaldi 80, 01010 Marta (VT) Cucina tipica con specialità di pesce fresco, di mare e di lago a chilometro zero, antiche ricette locali e piatti gustosi e abbondanti, ambiente familiare e tranquillo.

Dove dormire: Lako Hostel, viale Regina Margherita 48, 01010 Capodimonte (VT), www.lakohostel.com, un ostello atipico, aperto ad aprile 2017, a pochi metri dalla spiaggia e dal lago, con 21 stanze tra doppie, singole, triple e camerata, tutte dotate di servizi privati, depandance con doppie comode e spaziose, hall e terrazza in stile riciclo creativo, piccolo spazio lavanderia, cucina ad uso degli ospiti, colazione abbondante e fresca, wi fi, ampio parcheggio.

Info: www.comune.marta.vt.it http://www.meteomarta.altervista.org/portale/
In collaborazione con il Comune di Marta, Pro Loco Marta, Circolo Culturale Lisoni.

Foto di Sonia Anselmo

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