Calcata e Mazzano Romano, borghi della Valle del Treja

Calcata- I colori autunnali tingono di oro, giallo, rosso e verde scuro la fitta vegetazione della valle del Treja
e ammantano di marrone le rocce di tufo, che formano alte pareti, pinnacoli e gole. L’antico borgo di Calcata
sta sospeso sopra uno sperone proteso nel vuoto e sembra uscito da un’altra epoca o da una fiaba. Qualche chilometro più in là, verso Roma, Mazzano Romano vive accanto al lento scorrere delle acque dell’affluente del Tevere, immerso nella natura.

Sono due dei borghi incantevoli del Parco laziale e sono collegati anche da un percorso per trekking
e per bicicletta che attraversa il parco e porta a scoprire le meraviglie dell’archeologia, del lontanissimo
passato della zona.

Calcata e Mazzano sono uniti da sempre per le battaglie per la valorizzare il territorio, ricchissimo di attrazioni, tra storia, arte, natura, enogastronomia. Simili per inclinazione e caratteristiche, diversi per notorietà e appartenenza provinciale (essendo sul confine delle due province, uno è di competenza di Viterbo e l’altro di Roma), i due borghi sono le facce della stessa medaglia e oggi portano avanti un progetto insieme per attirare un turismo consapevole, dove il visitatore esplori in modo lento e concentrato la bellezza e il passato dei luoghi.

“Il nostro territorio – ha detto il sindaco di Mazzano, Nicoletta Irato, durante un incontro con giornalisti
e addetti ai lavori – è unico e vale la pena di essere visto, per la Storia che c’è ovunque. Prima i Falisci, poi
i Romani e infine il Medioevo. Il Treja accompagna i nostri paesi sin dagli inizi dei tempi al futuro”. La sua
collega e amica, il sindaco di Calcata, Alessandra Pandolfi, le fa eco. “I nostri borghi hanno sempre lavorato
insieme per il territorio, sin dagli anni Ottanta quando abbiamo istituito un consorzio per il parco, vogliamo
salvaguardare tutto l’Agro Falisco e portare qui molti più visitatori anche con pacchetti turistici studiati
appositamente”.

Nel progetto, infatti, rientrano alcuni itinerari di varia durata che vanno a scoprire tutti gli aspetti di quest’angolo del Lazio poco conosciuto. Ad appena quaranta minuti da Roma, raggiungibili con la Cassia Bis, spesso sono meta di scampagnate giornaliere dei romani, soprattutto l’area verde intorno alle cascate di Monte Gelato e che comprende anche un famoso parco avventura per i ragazzi.

I due borghi, però, hanno tantissimo altro da offrire e i percorsi sono stati ideati in modo da avere una panoramica completa e da adattarsi ad ogni esigenza. Non si può non fare, però, una visita guidata ai due borghi.

Calcata, dichiarato Bandiera Arancione e Villaggio ideale d’Italia, è perfetto per la campagna del 2017 del MIBACT dedicata ai borghi. A picco su uno sperone panoramico, ci si accede dalla “bocchetta”, un’unica porta che si apre dalle fortificazioni, un tempo qui c’era il ponte levatoio. Dopo una salita, dove in epoca medievale
passavano i muli e i cavalli, si arriva a una piazza ornata da tre curiosi “troni” di tufo. Qui si affacciano il Castello degli Anguillara, un tempo proprietari della zona, con la torre medievale inglobata, la seicentesca Chiesa del SS. Nome di Gesù e il nuovo info point, voluto dal Comune, dove si può scoprire la storia e la natura di Calcata attraverso video e foto.

Dalla piazza inizia un labirinto di strette viuzze, tra arcate, case dalle antiche mura, cantine scavate nel tufo, grotte e botteghe di artigiani e artisti. Negli anni Sessanta, Calcata sembrava destinata a diventare un borgo fantasma, disabitato, ma invece un gruppo di artisti ci si stabilì e creò una comunità “hippy” e il paese riprese vita grazie all’arte e alla cultura.

Tuttora si respira quest’aria un po’ bohémien, mentre l’architetto Paolo Portoghesi è venuto a vivere qui con la moglie Giovanna ed ha aperto un’oasi, un giardino meraviglioso, tra animali in libertà, alberi secolari, strutture ispirate ai suoi viaggi e una ricchissima biblioteca, che è diventato un paradiso in terra, un luogo magico visitabile tra il borgo vecchio e Calcata più recente.

Un motivo per vedere il paese, che peraltro è già famoso non solo come comunità di artisti, ma anche per qualcosa di più esoterico. Si dice, infatti, che dove oggi sorge Calcata vecchia ci fosse un’ara falisca in cui si compivano misteriosi riti magici e propiziatori, legati ai culti astrali.

Inoltre, qui era custodita una preziosa reliquia: il prepuzio di Gesù, che venne conservato con cura dalla Madonna, e di cui si persero le tracce fino all’Alto Medioevo, quando secondo una antica credenza, l’imperatore Carlo Magno lo ricevette in dono da un angelo e pare lo depose in qualche posto segreto della Città Eterna. Durante il Sacco di Roma, nel 1527, la reliquia e il suo cofanetto furono trafugati da un lanzichenecco il quale, in punto di morte, avrebbe poi confessato di averlo nascosto in una grotta a Calcata. Trent’anni dopo venne ritrovato proprio nel luogo indicato, ma nessuno fu in grado di aprirlo: ci riuscì, in seguito, solo una ragazza dall’animo puro, e nell’atto di schiuderlo, si diffuse per tutto il castello e il paese un celestiale odore. La reliquia fu conservata nella parrocchia locale, ma sparì nuovamente una quarantina di anni fa.

Questo fatto continua ad alimentare leggende e misteri che ben si adattano a Calcata, dove in ogni angolo si fanno incontrati “felini”: i gatti, riveriti e coccolati, con le ciotole ovunque e le ceste per dormire negli angoli nascosti, sembrano i veri padroni del luogo, numi tutelari delle memorie, della storia e delle leggende, anche di quella che vuole il paese abitato dalle streghe.

Un borgo incantato, che sembra uscito dalle fiabe più misteriose, adattissimo ad essere usato per l’ambientazione di film, così come lo sono il Parco, le sue cascate del Monte Gelato e il mulino ad acqua, peraltro già scenografia di moltissimi spaghetti western.

Mazzano Romano, invece, non condivide che il vicino questa aura di mistero. Anzi, sembra un paese solido e vivace,
dentro le sue mura medievali, ad anello intorno al castello degli Anguillara, ereditato dalla famiglia dagli eredi
del cardinale Biscia che ha appuntato il suo sigillo sulla porta d’entrata al borgo. In giro per le stradine del
vecchio centro si scoprono costruzioni medievali e tardo rinascimentali, mentre la chiesa di San Nicola creata dal Vignola nel 1526 su un terreno fragile fu demolita nel 1940 e oggi restano solo pochi elementi, che si affacciano a picco sul Treja. La vista del parco, in questo trionfo autunnale di colori, da qui è spettacolare.

Mazzano, sulla via Francigena, è sempre stato meta di pellegrini, anche per le strade che qui si incrociavano e portavano a Nepi e Civita Castellana, e i viandanti si fermavano alla chiesa di San Sebastiano, un tempo fuori le mura, per pregare: all’interno gli affreschi illustrano il santo, con sullo sfondo una panoramica cinquecentesca della valle con il fiume e i borghi.

A Mazzano, nella parte più nuova del borgo, in salita, si trova l’interessante museo MAVNA, (http://www.mavna.it)
dove sono radunati alcuni dei tantissimi reperti archeologici trovati in zona e la ricostruzione virtuale del Tempio di Monte Li Santi-Le Rote. In questa zona, tra il VI e III secolo a.C, vissero i Falisci, un popolo poco conosciuto, stretti tra Etruschi e Romani, avevano la loro città principale in Falerii, oggi Civita Castellana, mentre Narce era una grande paese alle pendici del monte, più o meno a sud di dove sorge Mazzano. Avevano una propria lingua e usanze, creavano una serie di ceramiche e vasi con una tecnica particolare e i loro morti venivano sepolti in tumuli funerari disseminati lungo tutto quello che è il Parco della Valle di Treja.

Tra gli itinerari studiati appositamente, si può scegliere quello sull’archeologia, mischiata alla natura,
andando a scoprire i resti dello scavo e del tempio di Monte Li Santi- Le Rote.
Tra le altre proposte per conoscere meglio il territorio, si può affrontare un trekking nel Parco con sosta ai
borghi, o scoprire l’arte e l’artigianato con visita alle botteghe e workshop specifici oppure gustare le specialità enogastroniche.

La cucina nella valle Treja non è certo un argomento trascurabile: olio d’oliva DOP, formaggi di capra,
verdure freschissime, primi piatti tradizionali, come con il sugo con la coda alla vaccinara, o con il cinghiale,
che vive tra i boschi ed è facile da incontrare, stinco di vitello, nocciole, vino, birre artigianali e tanto altro ancora.

Del resto, la valle ai tempi dei Romani era un concentrato di “aziende” e fattorie che producevano cereali, soprattutto orzo e grano, per rifornire Roma in periodi di magra, mentre la canapa era lavorata in zona. Oggi Calcata e Mazzano, insieme, vogliono far riscoprire il loro passato e stregare con la natura i visitatori, portandoli a indugiare nella bellezza dei borghi del Parco della Valle Treja.

Info: www.parcotreja.it, www.comune.calcata.vt.it e www.mazzanoromano.info
per gli itinerari turistici www.grilloviaggiante.it
per visite guidate a Calcata e al Parco www.associazionedromos.it
In collaborazione con www.comune.calcata.vt.it e www.mazzanoromano.info

Foto di Sonia Anselmo

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