Istanbul, la basilica di Santa Sophia in un trionfo d’oro

La gattina tigrata se ne sta lì ferma sul pavimento di marmo, sotto i mosaici sacri. Si fa immortalare in centinaia di foto dei visitatori come fosse un’abile modella, poi si stufa, si stira e se ne va, sotto lo sguardo affettuoso della guardia.

L’uomo della sicurezza protegge la basilica e i turisti, ma sembra soprattutto il bodyguard della micetta, tanto la osserva con amore e sorride ai tentativi degli ospiti di accarezzarla. Non è una scena inusuale a Istanbul e in tutta la Turchia, dove i gatti, anche se rimangono randagi, sono curati, vezzeggiati, sfamati con centinaia di ciotole di croccantini vedibili in ogni angolo, quasi venerati. A Istanbul, poi, hanno raggiunto la fama, quando Barack Obama visitò Santa Sophia e si stupì della loro presenza all’interno delle mistiche mura.

Non c’è nessun capo di stato, ma la gatta tigrata, una dei tanti della colonia della basilica, è lì a farsi ammirare finché ne ha voglia. Così viene fotografata sotto il grande mosaico con la Madonna e il gigantesco medaglione con il versetto del Corano, quasi fosse un simbolo di tolleranza e della magnificenza del luogo.

Istanbul è un gioiello, una delle città più belle al mondo, anche adesso che è piena di grattacieli, quartieri nuovi dello shopping e traffico. Tranquilla, nonostante gli episodi accaduti poco tempo fa, non sembra essere stata scalfita dai drammi degli attacchi terroristici, ha sempre qualcosa di suggestivo e unico, sarà per questa sospensione tra Europa e Asia, dove basta attraversare un ponte per essere in un altro continente, sarà per la tradizione e la storia antichissima, sarà per tutta l’acqua che la circonda, dal Mar di Marmara al Corno
d’Oro e al Bosforo.

Cuore di questo scrigno di bellezze è piazza Sultanahmet, con i grandi giardini in mezzo, e ai capi i due monumenti più rappresentativi della città, la Moschea Blu e Hagia Sophia. Tutt’intorno e alle spalle la Cisterna seminascosta, i bagni turchi cinquecenteschi di Roxelana, vari musei, l’Ippodromo, e il sorprendente palazzo
Topkapi dei sultani.

La basilica di Santa Sophia è una meta imprescindibile a Istanbul. Tra le più grandi opere architettoniche al mondo, dedicata alla Santa Sapienza, è stata la chiesa più importante di Bisanzio, ispirando altri edifici religiosi, come San Marco a Venezia, ed è conservata perfettamente, anche se oggi rivela le impalcature e i teli per i restauri. Prima cristiana, poi moschea, ora è un museo, per volere del padre della Patria turca, Ataturk.

Eretta su due chiese più antiche, distrutte da incendi e terremoti, fu inaugurata dall’imperatore Giustiniano nel
537 con la volontà di creare un’idea del paradiso in terra. E l’effetto che fa è sicuramente quello di essere
di fronte a qualcosa di superiore, celestiale e magico.

Un vasto cortile con molti resti dei precedenti edifici, come svariate colonne e il fregio con le pecore risalente
al 415 d.C, e una grande fonte per l’abluzioni, settecentesca, esempio di rococò turco con il tetto sporgente decorato con rilievi floreali, accolgono i visitatori ed emanano un senso di pace e misticismo.

Più avanti si entra dal sontuoso portale imperiale e subito si rimane incantati davanti al primo mosaico bizantino che si incontra: Cristo in trono con un imperatore, probabilmente Leone VI, il filosofo, inginocchiato accanto.
Entrando nell’enorme navata non si può non restare sorpresi: la cupola raggiunge i 56 metri, gli affreschi cristiani, i grandi medaglioni con la calligrafia araba, i giganteschi lampadari, tutto intensifica la sensazione di vastità del luogo, nonostante i pannelli, i teli e le impalcature dei restauri.

C’è da tanto da ammirare: le urne in marmo che pare risalgano al primo periodo bizantino, la colonna di San Gregorio Taumaturgo con i poteri curativi, il trono del predicatore del XVII secolo, e la piazza dell’incoronazione in marmo variopinto che segna il punto in cui pare ci fosse il trono dell’imperatore bizantino.

L’abside, proprio dove si trova la gattina, è dominata da uno splendido mosaico della Vergine con Gesù
bambino in grembo, e ci sono altri mosaici con gli arcangeli Gabriele e Michele, del quale però purtroppo
rimangono solo pochi frammenti. L’inaugurazione di queste preziose decorazioni avvenne nel giorno di Pasqua del 867 e venne celebrata come un evento trionfale. Altri mosaici di santi, serafini e un tripudio d’oro, un tempo era decorata così anche la cupola, oltre alle iscrizioni coraniche, rende memorabile la basilica.

Anche la galleria al secondo piano rivela preziosi mosaici, che sembrano raccontare la storia bizantina, e
la Porta del Paradiso e dell’Inferno, che risale alla prima conquista ottomana.

Uscendo dalla chiesa si passa attraverso il Vestibolo dei Guerrieri, chiamato così perché le guardie del corpo dell’imperatore lo aspettavano qui mentre egli pregava all’interno. Da non perdere è lo splendido mosaico della
Vergine con Costantino e Giustiniano sopra alla porta: Costantino offre alla Madonna Costantinopoli, mentre
Giustiniano le dona Hagia Sophia.

Una volta ritornati alla luce del sole, con il luciccio dell’oro ancora negli occhi, si notano i minareti
aggiunti alla basilica in epoca ottomana e giù in fondo, dall’altro lato della piazza e dei giardini, la
grande Moschea Blu, dirimpettaia e silenziosa testimone di Istanbul e di Santa Sophia, un mix unico di cristianesimo e Islam.

Info: www.turchia.it
Foto di Sonia Anselmo
In collaborazione con www.turchia.it

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