Delft, il fascino antico che sedusse Vermeer

Johannes Vermeer, uno dei suoi figli più prestigiosi, l’ha ritratta molte volte. In quei quadri del Seicento, Delft appare in tutta la sua bellezza. Oggi come allora, con le sue stradine, i canali, gli edifici storici, ha mantenuto una sorta di magia che fa sembrare che il tempo si sia fermato.

Quasi quasi uno si aspetta che appaia da un momento all’altro la famosa “ragazza dall’orecchino di perla” o la “lattaia”, testimoni dell’epoca d’oro dell’arte fiamminga, oppure che da uno dei tanti canali sbuchi un veliero di ritorno da viaggi in Oriente.

Nel Medioevo Delft era già una fervente cittadina sull’acqua, ma nel Seicento divenne uno dei luoghi più importanti e vitali dei Paesi Bassi. Era famosa in ogni latitudine per la sua industria di ceramica bianca e blu, anzi per essere precisi, il blu di Delft, quella particolare sfumatura che ha reso inimitabili questi manufatti dipinti a mano. Anche ora, le industrie sfornano a getto continuo piatti, stoviglie, centrotavola, statuine, vasi e quant’altro, mentre i turisti possono visitare gli stabilimenti, vedere da vicino la produzione e assistere a workshop e dimostrazioni di decorazione, come con Royal Delft/Koninklijke Porceleyne Fles (www.royaldelft.com) e De Delftse Pauw (www.delftpottery.com).

Delft oggi conserva l’allure del passato, magari sepolto dalle tonnellate di gadget e oggetti ricordo per i turisti, che sembrano spuntare come funghi in ogni angolo. Addentrandosi nei suoi vicoli, però, si hanno continue sorprese: uno scorcio memorabile di un ponte, una strada di ciottoli, case dai mattoni rossi, qualche negozio dal sapore antico come i rigattieri che espongono pattini da ghiaccio, boccali e zoccoli di legno di un’altra età. E, come una sentinella del passato, spunta la Chiesa Antica.

Già nel 1050 in questo punto esisteva una chiesetta di tufo, intorno al 1240 però furono realizzati i primi lavori di ampliamento, santificandola a San Bartolomeo e più tardi anche a Sant’Ippolito. È piena di nomi, la cattedrale che cresce con il prestigio di Delft, dal IV secolo in poi, ma per tutti è Gianni lo storto: o meglio, lo è il campanile, una sorta di torre di Pisa pendente sul fiume. È dovuto al fatto che quando si comincia a costruire la torre, nel 1325, non vi era spazio a causa del canale: l’acqua fu deviata, il canale prosciugato, ma il campanile sprofonda, probabilmente perchè il suolo è troppo soffice e non a causa delle pelli di vacca usate per le fondamenta, come tramanda la leggenda. Così la torre venne edificata con una curva alla sua metà.

Sicuramente una delle tante curiosità di questa Vecchia Chiesa affascinante per la struttura, con un pulpito dall’origine misteriosa risalente al Cinquecento e considerato uno dei più belli dei Paesi Bassi, e le tombe di quattrocento olandesi più o meno noti. Tra queste lapidi, la più sobria e spartana è proprio quella del figlio prediletto della città, Johannes Vermeer: un rettangolo di marmo con le sole date di nascita e morte ricordano il pittore.

Per scoprire al meglio quello che è stato l’artista per Delft, oltre ad un centro a lui dedicato, esiste un itinerario digitale che conduce nei luoghi che hanno segnato la sua vita. La “Vermeer route” permette, attraverso smartphone e tablets, di verificare molto sul misterioso maestro di Delft, i suoi contemporanei e la vita quotidiana nel XVII secolo. Altre informazioni possono essere scaricate in varie postazioni lungo l’itinerario,
il tutto corredato con video divertenti, storiche foto panoramiche e modelli in 3D.

Una volta usciti dalla Cattedrale è facile e godibile perdersi lungo le stradine che scorrono parallele ai canali, con le facciate delle case dei ricchi mercanti di un tempo che si rispecchiano nell’acqua, mentre le anatre si godono il meritato riposo e i piccoli battelli portano i visitatori a vedere una diversa prospettiva della città.

È un groviglio piacevole di vie, piazze con fiori multicolori, negozi di stilisti promettenti e luoghi dove acquistare ottimo cibo, panini con anguille o altri pesci soprattutto, per uno spuntino. Finché non si sbuca sulla
grande piazza del Mercato, uno spazio improvvisamente maestoso, circondato da costruzioni. Da una parte c’è il Municipio, dall’altra la maestosa Nuova Chiesa.

Meno bella della “sorella” antica, ma sempre interessante: anche perché qui sono sepolti tutti i reali d’Olanda, a cominciare da Guglielmo d’Orange, il padre fondatore dei Paesi Bassi. A lui è dedicato uno splendido monumento funebre, risalente al Seicento: un’opera tridimensionale, a cui si può girare intorno per apprezzare le singole sfaccettature, fatta di materiali preziosi, dal marmo all’oro, e con tanti simboli, a cominciare dal cagnolino ai piedi del principe, che secondo la storia si lasciò morire quando capì il suo padrone non c’era più. E proprio questo cane, così veritiero che sembra poter abbaiare improvvisamente, è uno dei dettagli che hanno reso questo monumento Patrimonio dell’Unesco.

La Chiesa Nuova risale al 1393, ha affrontato innalzamenti, ampliamenti, incendi e ristrutturazioni varie e ha un’altra particolarità: da un balcone sul campanile, raggiungibile con 376 scalini, si gode una vista mozzafiato su tutta Delft.

Se si vuole conoscere meglio la vita di Guglielmo d’Orange, si può visitare il museo Het Prinsenhof, luogo in cui egli visse con la famiglia e in cui fu assassinato nel 1584: i fori causati dalle pallottole sono visibili ancora oggi. Le sale dell’edificio storico raccontano anche la tradizione delle ceramiche e il ruolo fondamentale nella crescita dei Paesi Bassi di artisti e scienziati di Delft, come Johannes Vermeer, Michiel van Mierevelt, Anthonie van Leeuwenhoek e Hugo de Groot, comprendere cosa li abbia resi così grandi e come le loro opere abbiano lasciato un segno indelebile in Olanda e nel mondo dell’arte e delle scienze. (www.prinsenhof-delft.nl)

Ritornando sulla grande piazza del Mercato, tra caffè, ristoranti, rivendite di souvenir e tulipani, spuntano boutique che presentano forme tondeggianti di formaggio locale come se fossero gioielli. E d’un tratto a Delft
si concretizza l’idea che ha il visitatore dell’Olanda: formaggi, tulipani, canali, palazzi eleganti rossicci.
Manca il mulino? No, quello è appena fuori la città, dove approda il tram 1 per Den Haag, L’Aja, anche se un po’ diroccato.

Insomma, Delft rappresenta al meglio un’immagine collettiva, come se il tempo non fosse mai trascorso. Anche durante i tanti eventi che si susseguono durante l’anno, dal festival di musica da camera, di jazz e alla Floating Flower Parade di agosto al mercatino e alle manifestazioni di Natale, che con l’accensione delle luci dell’albero e delle luminarie rendono ancora più fiabesca Delft.

Info: www.holland.com
Foto: www.holland.com e Sonia Anselmo

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